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Archive for settembre 2010

Ljajic con la maglia di allenamento del Manchester United, che ha rinunciato ad acquistarlo dopo averlo opzionato

Compirà 19 anni fra due giorni. Ma è già una piccola stella. Adem Ljajic, trequartista serbo, numero 22 della Fiorentina, è una delle rivelazioni di questo inizio di campionato. Se la squadra viola ha avuto un avvio di stagione negativo, lui ha confermato le doti che aveva fatto intravedere lo scorso anno, e che spingono alcuni a definirlo “il Kakà dell’est”. Di strada da fare ne ha ancora molta, certo. Ma i primi passi sono più che incoraggianti.

Ljajic nasce a Novi Pazar, vicino al confine col Kosovo, e resta lì fino all’età di 14 anni. Lo nota il Partizan Belgrado, che lo fa porta nella capitale e lo fa crescere nelle giovanili. Il club gli dà molta fiducia: Adem esordisce in Champions League a soli 16 anni. Pochi mesi dopo segna il suo primo gol in campionato. L’ascesa pare inarrestabile. Nel gennaio 2009 viene opzionato addirittura dal Manchester United.

Ma poi qualcosa sembra incepparsi. Dieci mesi dopo averlo “prenotato”, gli inglesi decidono di non acquistarlo. La nota che appare sul sito ufficiale dei Red Devils è una vera e propria doccia fredda: “Lo abbiamo seguito attentamente in questi mesi, e tenendo conto che abbiamo già in squadra giovani che stanno emergendo, abbiamo scelto di non portare a termine l’operazione”. Non c’è tempo, però, per abbattersi. Chiusa la porta britannica, si apre quella italiana: destinazione Firenze.

In Toscana Adem trova un suo illustre ex compagno, Stevan Jovetic. Anche lui trequartista, anche lui vicino al Manchester prima di approdare in riva all’Arno. E’ con lui, e con un certo Adrian Mutu, che Ljajic deve contendersi un posto in squadra. I primi mesi italiani, però, gli riservano una buona dose di… fortuna. Mutu subisce una squalifica di 9 mesi per doping. Jovetic si infortuna gravemente durante il ritiro estivo. Aggiungete a questo l’arrivo in viola di un tecnico serbo, Sinisa Mihajlovic, e il gioco è fatto: all’inizio della stagione 2010-2011 Adem si ritrova titolare.

Fortuna meritata, a giudicare dalle prime 4 giornate di campionato: 2 reti, entrambe su rigore, tanti dribbling e valutazioni positive dalla stampa, che lo salva nonostante la Fiorentina stenti a fare gioco e punti. Il difficile viene ora: a fine ottobre termina la squalifica di Mutu. E qualche mese dopo tornerà Jovetic. Adem sa che deve sfruttare ogni minima occasione. E finora lo sta facendo alla grande.

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La latitanza di Ratko Mladic è un ostacolo all'ingresso della Serbia nella Ue

“La nostra vera priorità è sbarazzarci della popolazione musulmana”. Basta questa frase per capire chi è Ratko Mladic, il generale serbo accusato di genocidio e crimini di guerra dal Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi). Latitante dal 1996, durante il conflitto teneva dei diari su cui annotava le proprie riflessioni: da quei quaderni, sequestrati a febbraio a casa della moglie Bosa, vengono gli scritti pubblicati da “Repubblica” qualche giorno fa. Scritti agghiaccianti, che dimostrano una volta di più quale fosse il progetto comune di Serbia e Croazia: spartirsi la Bosnia.

“I musulmani sono il nemico comune nostro e dei croati, dobbiamo cacciarli in un angolo dal quale non possano più muoversi”. Così scrive Mladic, che riporta anche citazioni del suo sodale, il massacratore di Srebrenica Radovan Karadzic: “Dobbiamo aiutare i croati a forzare la mano ai musulmani affinché accettino la divisione della Bosnia”, disse durante una riunione a cui partecipò anche il presidente serbo Slobodan Milosevic. Il nodo cruciale della questione, in fondo, sta tutto qui: nell’ipotesi che le autorità di Belgrado abbiano pianificato lo sterminio dei musulmani. Un’ipotesi negata dalla Corte internazionale di giustizia, che nel febbraio 2007 ha assolto lo Stato serbo da responsabilità dirette nel genocidio.

Nei suoi diari Mladic cita Slobodan Praljak, il generale croato che abbattè il ponte di Mostar

La decisione dei giudici dell’Aja fece discutere allora e fa discutere a maggior ragione adesso, di fronte alle annotazioni di Mladic. Se non è provato che il governo ordinò lo sterminio di 8 mila musulmani a Srebrenica, è difficile credere che fosse all’oscuro di ciò che facevano i suoi militari, ed è incontestabile che l’idea della creazione di una Grande Serbia passasse dall’accordo con i croati per dividersi la Bosnia. Ora i diari di Mladic, 18 quaderni per 3 mila e 500 pagine complessive, verranno usati dal Tpi proprio nel processo contro Karadzic. E l’orrore della comunità internazionale di fronte a questi scritti potrebbe finalmente tradursi in una sentenza di condanna.

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Josip Broz Tito è stato alla guida della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia dal 1945 al 1980

Sono passati 18 anni dalla dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Ma sono ancora tanti i nodi da sciogliere. Alcuni risalenti addirittura alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E’ il caso del problema dei beni confiscati dal regime di Tito. Negli anni ’90 le repubbliche balcaniche, sorte sulle ceneri della Federazione Jugoslava, hanno approvato delle leggi di de-nazionalizzazione, per restituire le proprietà alle vittime degli espropri. Queste leggi, però, escludevano dal diritto di restituzione chi oggi è cittadino straniero. Ora una sentenza dell’Alta Corte di Zagabria potrebbe rimediare.

Subito dopo il secondo conflitto mondiale, Tito aveva giustificato le confische agli italiani con il mancato pagamento di 125 milioni di dollari di danni di guerra. Oggi tra i beni che potrebbero essere restituiti ce ne sono alcuni di grande valore: ad esempio lo stabilimento industriale di Zara che distillava il Maraschino, costruito dalla famiglia Luxardo, o il prestigioso palazzo Milesi, a Spalato, reclamato dagli eredi Lanzetta. La decisione della magistratura consente ai legittimi proprietari di pretendere la riconsegna dei beni nazionalizzati da Tito. Dal 1992 ad oggi le persone che hanno già fatto richiesta sono più di 4 mila: tra questi ci sono 1.034 italiani, 676 austriaci, 175 israeliani, 143 tedeschi e 114 sloveni. Il governo croato aveva congelato le loro richieste in attesa del pronunciamento della Corte.

L'Unione degli Istriani, associazione di esuli, ha pronta una lista di altri 1.411 beni da richiedere al governo croato

Non è detto, però, che il “sì” dei giudici sblocchi immediatamente la situazione. Zagabria, infatti, potrebbe voler approvare una legge di definitiva interpretazione della questione, prima di procedere con le restituzioni. Se sarà così, i tempi si allungheranno inevitabilmente, forse di altri due o tre anni. Il rebus dei beni espropriati, insomma, resta irrisolto. Anche se è meno enigmatico di prima.

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