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Archive for marzo 2011

Il ponte di Mostar, distrutto il 9 novembre 1993 e ricostruito dopo la guerra (islamshia.org)

Tra Abruzzo e Bosnia c’è un ponte. Metaforico, ma reale. L’anno scorso la regione dell’Aquila era stata presente, prima in Italia, alla Fiera internazionale dell’economia di Mostar. Una partecipazione confermata anche quest’anno, con un’aggiunta: il nostro Paese sarà sarà partner ufficiale della manifestazione, che si terrà dal 5 al 9 aprile.

I rapporti tra Abruzzo e Bosnia, facile immaginarlo, sono soprattutto commerciali. In mezzo ci sono poche ore di navigazione. Da tempo le istituzioni regionali hanno avviato una collaborazione con le camere di commercio balcaniche. E ora si sta lavorando per istituire una tratta aerea Pescara-Mostar. Un collegamento che sarebbe importante non solo per motivi economici: a 20 km dall’aeroporto c’è Medjugorje, luogo di pellegrinaggio che accoglie ogni anno religiosi provenienti da tutto il mondo.

Dragan Vrankic, ministro del Tesoro bosniaco, ha consegnato alla Regione Abruzzo il "Timbro d'oro" (sutra.ba)

La cooperazione, però, non riguarda solo economia e trasporti. C’è la sanità, ad esempio: in base a un accordo istituzionale, dieci operatori bosniaci sosterranno stage professionali all’ospedale di Pescara. E poi c’è lo sport. Nel 2017 Mostar vorrebbe ospitare i Giochi del Mediterraneo. Che due anni fa si sono tenuti a Pescara. Probabile che la città abruzzese sostenga la candidatura di quella bosniaca. E possibile che arrivi anche una sponsorizzazione dell’Italia.

L’obiettivo ultimo è “costruire una vera e propria comunità adriatica europea”, ha detto il vicepresidente abruzzese Alfredo Castiglione. E’ stato lui, a fine febbraio, a ritirare il “Timbro d’Oro”: un riconoscimento con cui le istituzioni bosniache hanno premiato la regione italiana “per l’alto e importante lavoro per l’integrazione economica nei Balcani”. Tra Abruzzo e Bosnia c’è un ponte economico. Ma non solo.

Fonti: Ansa

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Uno dei traghetti che portano da Ancona a Spalato. La traversata più veloce dura 4 ore e 45 minuti, quella più lenta 10 ore

Seconda e ultima parte dei luoghi da non perdere nell’ex Jugoslavia. Ci eravamo fermati a Sarajevo, in mezzo alla Bosnia, immersi nelle colline verdi che circondano la capitale. Ripartiamo in direzione sud-ovest, verso un’altra delle località più belle dei Balcani. Con lo stesso scopo della prima parte del viaggio: gustare le magie di una cultura vicina alla nostra e densa di mescolanze, sorprese, intrecci. Tutti da scoprire.

1) Mostar. A livello mondiale è conosciuta soprattutto per la tragedia degli anni ’90: la distruzione del famoso “Vecchio Ponte”, che venne abbattuto dai soldati croati il 9 novembre 1993. Oggi è stato riportato in vita, e insieme ad esso è rinata la città, un mosaico di edifici in pietra bianca e coi tetti rossi. Attraversata dal fiume Neretva, che nasce in Erzegovina e muore in Dalmazia, porta ancora i segni del conflitto, e in qualche tratto dà l’impressione di essere un po’ artificiosa, semplicemente perché è stata ricostruita di recente. Splendida.

2) Dubrovnik. Dalla Bosnia alla parte più meridionale della Croazia. L’ex repubblica marinara è una meravigliosa città fondata nel ’600, e bombardata durante la guerra nel 1991. Anche qui, le ferite della tragedia si vedono, ma la ricostruzione è stata efficiente e la bellezza del luogo è intatta. Come Mostar, è fatta di pietra bianca, ma rispetto alla località bosniaca, il centro storico è più raccolto: lo delimitano 2 chilometri di mura sopra alle quali si può passeggiare, osservando dall’alto le strade lastricate del borgo. Perla.

Uno scorcio della costa di Zara. La città fece parte della Repubblica di Venezia prima di essere annessa all'Impero austriaco

3) Spalato. Risaliamo lungo la costa e superiamo Neum, lo spicchio di Bosnia che si affaccia sul mare e che “interrompe” per 25 km la Croazia. Proseguiamo un centinaio di chilometri e troviamo il porto che collega il Paese all’Italia e in particolare ad Ancona, da dove partono i traghetti diretti nei Balcani. Spalato ha la sua attrazione maggiore nel Palazzo di Diocleziano, il complesso architettonico che coincide col nucleo originario del centro storico. E’ piacevole camminare lungo le vecchie strade interne, dove i tanti negozi non cancellano l’atmosfera da “antica Roma”. Intorno al Palazzo, la città si fa molto più moderna, e spesso non bellissima. Gradevole.

4) Zara. Continuando a risalire la Croazia, troviamo la storica capitale dalmata, un’altra città bianca e piacevole, che come Spalato si può vedere tranquillamente in un paio di giorni. Le vie lastricate sono molto simili a quelle delle altre località costiere che abbiamo descritto; alle tracce della guerra degli anni ’90 si sommano quelle del secondo conflitto mondiale, che vide Zara bombardata dagli alleati. Nonostante ciò, il centro è molto carino, e anche chi cerca una spiaggia per rilassarsi non resterà deluso. Graziosa.

5) Buon viaggio! L’ultimo spazio lo lasciamo libero. Libero per tutti gli altri luoghi da vedere, da scoprire, da raccontare. Libero perchè sarebbe riduttiva una lista “chiusa” di posti da visitare. Un itinerario per conoscere l’ex Jugoslavia non può escludere le foreste bosniache, le montagne serbe, i laghi sloveni, le isole croate. Sarebbe impossibile elencarli tutti, e così li riuniamo in un unico, ultimo suggerimento: viaggiate quanto più è possibile nei Balcani, perchè per le nove località che abbiamo consigliato, ce ne sono altre cento che neanche noi immaginiamo. Imperdibili.

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I laghi di Plitvice (Croazia) sono pieni di verde, specchi d'acqua, cascate: la più alta arriva a 78 metri

Dieci posti da vedere. Dieci posti da scoprire nel cuore dei Balcani. Dieci suggerimenti di viaggio per un itinerario tra Slovenia, Croazia, Serbia e Bosnia, alla ricerca di un’essenza – quella dell’ex Jugoslavia – fatta di diversità e somiglianze, natura e grandi città, piccoli borghi e splendide località marittime. Fatta di cultura e storia. Segnata dalla tragedia degli anni ’90. Ma piena di vitalità e bellezza, pronte a offrirsi al viaggiatore curioso e appassionato.

1) Lubiana. Arrivando dal Friuli, si entra nell’ex Jugoslavia da qui. La capitale slovena è un gioiellino abbastanza “occidentale”, più europeo che balcanico. Attraversata dal fiume Ljubljanica, ricca di verde, potrebbe trovarsi in Austria per quel che riguarda l’atmosfera e l’architettura. Qui la guerra non c’è stata, e si vede: la Serbia di Milosevic lasciò che la Slovenia diventasse indipendente quasi senza opporsi. Deliziosa.

2) I laghi di Plitvice. Entriamo in Croazia, e ci spostiamo subito nel cuore del Paese. Il parco naturale di Plitvice, vicino al confine con la Bosnia, è un posto assolutamente incantevole. I visitatori possono ammirare ben 16 laghi, camminando su passerelle di legno che li circondano o addirittura li attraversano. D’inverno il paesaggio è magico grazie alla neve, d’estate è scintillante per il verde della natura e l’azzurro dell’acqua. Meravigliosi.

Una delle vie del centro di Zagabria, disseminate di caffè ed eleganti edifici storici

3) Zagabria. Facciamo 140 km, e siamo nella capitale croata. Come a Lubiana, si respira un’atmosfera “austroungarica”, grazie agli eleganti palazzi storici e al verde del monte Medvednica che sovrasta la metropoli. Camminando per le vie lastricate del centro, ci si può fermare nei caratteristici caffè o prendere la funicolare che porta alla città alta. Molto bella piazza San Marco, su cui si affacciano gli edifici che ospitano il governo e il parlamento. Affascinante.

4) Belgrado. Prendiamo il treno e andiamo al centro della Serbia. La capitale si trova nel punto di incontro tra il Danubio e la Sava, e vicino ai fiumi si trovano i luoghi più belli. Dal Kalemegdan Park, un grande giardino con fortezza, si ammira proprio la confluenza tra i due corsi d’acqua, che offre un panorama stupendo. La metropoli è un po’ rumorosa e inquinata, più di quanto lo sia Zagabria: le difficoltà economiche in cui versa ancora il Paese si fanno sentire. Imponente.

Una veduta del fiume Miljacka, che attraversa la capitale bosniaca Sarajevo

5) Sarajevo. Cambiamo ancora Stato: entriamo in Bosnia-Erzegovina. Qui la guerra è stata atroce e lunghissima (quasi quattro anni di assedio), ma la dignità con cui è stata condotta la ricostruzione rende la città veramente gradevole. I segni del conflitto sono evidentissimi: basta alzare lo sguardo e osservare gli enormi cimiteri musulmani sparsi sulle colline circostanti. Il centro, però, è molto curato, il verde intorno alla capitale è stato salvaguardato, e l’atmosfera di mescolanza culturale e religiosa si respira ancora, nonostante una guerra che puntava a distruggerla. Unica.

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