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Archive for gennaio 2013

I Bijelo Dugme, gruppo in cui ha suonato per anni Goran Bregovic, terzo in basso da destra (aleksandararezina.blogspot.com)

I Bijelo Dugme, gruppo in cui ha suonato per anni Goran Bregovic: nella foto è il terzo in basso da destra (aleksandararezina.blogspot.com)

Autoplagio. È piovuta addosso questa accusa a Goran Bregovic, re della musica balcanica, molto conosciuto anche in Italia. Al centro delle polemiche l’inno per i Mondiali di sci nordico che inizieranno il 20 febbraio in Val di Fiemme, in Trentino. Alcune testate ex jugoslave hanno scritto che il brano somiglia a un pezzo del gruppo in cui Bregovic suonava negli anni ’80: apriti cielo, anche perché la canzone è costata alla Provincia decine di migliaia di euro.

Il pezzo incriminato dei Bijelo Dugme, molto popolari nella Repubblica Socialista Federale post-Tito, si chiama Hajdemo u planine: “andiamo in montagna”. Alcuni hanno scritto che fu usato per promuovere le Olimpiadi invernali di Sarajevo, ma non ne abbiamo trovato conferma: i Giochi si tennero nel 1984 e il brano è contenuto in un album del 1986, ma può darsi che sia stato utilizzato “in anteprima” per la manifestazione. L’inno dei Mondiali trentini è uscito nella sua versione ufficiale nelle ultime ore, dopo che alcuni giorni fa ne era stata diffusa una versione più grezza e meno curata. Difficile dire con certezza se e quanto somigli al pezzo dei Bijelo Dugme: anche tra gli esperti musicali ci sono pareri diversi. Bregovic ha risposto alle polemiche senza scomporsi troppo: “La canzone si difende da sola”.

Diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, hanno scritto che l’inno della discordia è costato alla Provincia quasi 85mila euro. Il dato ufficiale diffuso ieri parla di 30mila. Qualcuno si è spinto addirittura a parlare di plagio quadruplo: il brano degli anni ’80 sarebbe stato sfruttato 1) dai Bijelo Dugme, 2) per le Olimpiadi, 3) per il Trentino e 4) nella colonna sonora del film di Kusturica Arizona Dream, in un pezzo chiamato Get the money. Un’insinuazione che complica ulteriormente la disputa, e ci rafforza nella convinzione di non avere le competenze per risolverla. Resta una considerazione: se l’obiettivo dell’inno era far parlare dei Mondiali trentini, in qualche modo è stato raggiunto.

FONTI: Il Piccolo, L’Adige

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La rimozione del monumento a Presevo, nel sud della Serbia (forum.net.hr)

La rimozione del monumento a Presevo, nel sud della Serbia, a 350 km da Belgrado (forum.net.hr)

Era stato posizionato a novembre, e oggi la polizia serba l’ha rimosso. Siamo a Presevo, cittadina vicina al confine kosovaro, e parliamo di un monumento che onorava 27 guerriglieri albanesi uccisi dalle forze governative una decina di anni fa. L’azione dei militari di Belgrado è avvenuta nell’apparente indifferenza della popolazione, in un momento in cui i rapporti con Pristina sono ancora difficili.

L’Esercito di Liberazione di Presevo, Medveda e Bujanovac (altre località serbe vicine alla frontiera) condusse una serie di attacchi contro poliziotti, soldati e civili serbi tra 2000 e 2001. Voleva l’annessione della zona al Kosovo, che solo nel 2008 si sarebbe auto-dichiarato indipendente. Il gruppo combattente, definito da Belgrado “organizzazione terrorista”, interruppe le sue azioni dopo un negoziato mediato dalla Nato. A rimuovere il monumento sono arrivati 200 poliziotti, in una città che conta poche decine di migliaia di abitanti. “Nessuno è più forte dello Stato”, ha detto con enfasi il primo ministro Dacic.

Questa vicenda, forse piccola, magari – speriamo – senza conseguenze negative in termini di tensione tra etnie nella popolazione locale, si inserisce in un contesto in cui l’Europa si aspetta passi avanti nel dialogo tra Serbia e Kosovo. Da marzo 2012 Belgrado è ufficialmente candidata a entrare nell’Unione. Pristina è un gradino più in basso, in quanto “candidata potenziale”. Per entrambe risolvere le controversie è molto importante, se si vuole avanzare verso Bruxelles. Secondo gli ultimi sondaggi i cittadini serbi continuano a preferire il “no” all’indipendenza del Kosovo all’ingresso di Belgrado nella Ue. Nei prossimi mesi i politici che li rappresentano dovranno decidere se sposare in pieno questa linea, e accettarne gli effetti sul piano dei rapporti internazionali.

FONTI: Ansa, Repubblica, UPI.com, Osservatorio Balcani e Caucaso

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Il primo ministro sloveno Jansa (nekdanji-pv.gov.si)

Il primo ministro sloveno Janez Jansa, 54 anni (nekdanji-pv.gov.si)

Il governo sloveno vacilla, e presto il Paese potrebbe tornare al voto. A minacciare la poltrona del primo ministro di centrodestra Jansa sono alcuni dei suoi stessi alleati, che ne vogliono le dimissioni. La Commissione statale anti-corruzione gli rinfaccia un patrimonio aumentato “inspiegabilmente” di 210mila euro e l’acquisto di un appartamento finanziato anche con fondi di provenienza poco chiara. Lui respinge le accuse e prova a resistere, mentre in piazza continuano le proteste anche contro gli scandali politici.

Janez Jansa guida il suo partito dal 1993. E’ stato primo ministro dal 2004 al 2008, ed è tornato a esserlo circa un anno fa. L’alleato che vuole più esplicitamente mandarlo a casa è Gregor Virant, che fece parte del suo primo governo e oggi è presidente del parlamento. Altri due partiti di coalizione, Popolari e Pensionati, sarebbero pronti a scaricare Jansa. Possibile che si torni alle urne, ma anche che si formi un governo tecnico, in un periodo che ricorda un po’ – almeno superficialmente – quello in cui Monti divenne capo del governo in Italia. Disoccupazione, titoli di Stato sotto pressione, instabilità politica: e crisi, che porta a ipotizzare la richiesta di aiuti internazionali, e spinge molte persone a manifestare contro chi usa le cariche pubbliche per i propri interessi personali.

Le proteste hanno iniziato a “fare notizia” nell’ultima parte del 2012, a partire dal caso di Maribor, vicino al confine austriaco, dove un caso di corruzione ha portato il sindaco alle dimissioni. In questo contesto si sono tenute le elezioni presidenziali, con l’affluenza più bassa di sempre, a prova di una sfiducia crescente nella politica. La Commissione che accusa Jansa mette nel mirino anche Zoran Jankovic, sindaco della capitale Lubiana, in una serie di scandali che ricorda – di nuovo – l’Italia. Da noi si voterà a fine febbraio. Poco dopo potrebbe toccare agli sloveni.

FONTI: Il Piccolo, Osservatorio Balcani e Caucaso

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Il calciatore Dimitar Berbatov con la maglia della Bulgaria. Ma qualcuno vorrebbe mettergli quella della Macedonia... (Daily Mail)

Dimitar Berbatov con la maglia della Bulgaria. Ma c’è chi lo vorrebbe con quella macedone… (Daily Mail)

Dimitar Berbatov non è il calciatore più affidabile che si conosca. L’estate scorsa era in volo per la Toscana, dove avrebbe dovuto firmare per la Fiorentina, ma durante il viaggio lo raggiunse un’offerta della Juventus. Risultato: non arrivò mai a Firenze, e alla fine passò alla squadra inglese del Fulham. Nei giorni scorsi è stato protagonista di un’altra giravolta, ma stavolta non ha colpe: a farlo “diventare” macedone, da bulgaro qual è, è stato il sito di una tv privata di Skopje. Che ha fatto infuriare i vicini di Sofia.

“Giocatore della nazionale bulgara, nato nella città di Blagoevgrad, in patria Berbatov è conosciuto come il Macedone”. Questa frase, pubblicata sul sito della tv, è stata ripresa da diverse testate bulgare. “Il soprannome attribuito al calciatore è sconosciuto a chiunque nel nostro Paese”, ha scritto il quotidiano Standart, che ha definito “sfacciati” i vicini macedoni. Il sito della tv di Skopje avrebbe anche evidenziato l’esistenza di una pagina Facebook chiamata “Dimitar Berbatov, il miglior calciatore macedone”, irritando ancora di più i giornalisti di Sofia.

Per stare ai fatti, possiamo dire che effettivamente Wikipedia dà Blagoevgrad come città natale di Berbatov, e che tale città si trova in Bulgaria. Non conosciamo i rapporti storici tra i due popoli, ma sospettiamo che ci sia una certa rivalità, dato che lo Standart rilancia subito con un’altra notizia: alcuni archeologi macedoni sosterrebbero che Gesù non è nato a Betlemme, ma a Bethlehemo, un villaggio del loro Paese. I cronisti di Sofia titolano “Skopje ruba Gesù e Berbatov”. Difficile dire se siano più arrabbiati o divertiti.

FONTI: Standartnews.com, Novinite.com

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Migliaia di persone in piazza contro il governo davanti al parlamento macedone (Osservatorio Italiano)

In Macedonia il 2012 si è chiuso in modo molto turbolento. L’opposizione è scesa in piazza contro la finanziaria approvata dal parlamento, e contro il modo in cui ha ricevuto l’ok: il governo di centrodestra avrebbe violato la legge per far passare il testo nonostante l’ostruzionismo degli avversari. Nella capitale Skopje ci sono stati scontri con almeno 17 feriti, tra cui 11 poliziotti e due deputati. L’anno appena iniziato non promette nulla di buono: il governo prevede di chiedere alla Banca mondiale un prestito di almeno 250 milioni, e i socialdemocratici parlano di “scenario greco” per il Paese.

La situazione macedone è spiegata bene, e in dettaglio, da Davide Denti su “East Journal”. Proviamo a riassumerla. Nel 2012 Skopje ha ricevuto 700 milioni in prestito e ha aumentato il suo debito pubblico. Ora chiede altri soldi, che secondo i critici finanzierebbero spese inutili, come i 200 milioni contenuti nel bilancio per costruire monumenti grandiosi e comprare auto e mobili nuovi. I socialdemocratici volevano il taglio di questa somma e avevano bloccato la finanziaria nelle commissioni parlamentari, presentando centinaia di emendamenti. Il governo ha preparato una nuova bozza, molto simile a quella ferma in commissione, e il 23 dicembre l’ha inviata direttamente in aula, dove è stata approvata il giorno dopo.

La forzatura ha scatenato proteste dentro e fuori il parlamento. I giornalisti e alcuni deputati dell’opposizione sono stati espulsi dall’aula. Nelle strade della capitale ci sono state due manifestazioni contrapposte: da una parte chi contesta il governo, dall’altra chi lo sostiene, con lanci di pietre, uova, mele e pomodori tra i due gruppi. Il leader dei socialdemocratici ha definito il capo del governo Gruevski “il Milosevic macedone”, e ha detto che il parlamento, di fatto, non esiste più. Gruevski è al potere da sei anni, e l’opposizione minaccia di rovesciarlo a suon di cortei, come successe al dittatore serbo. La Macedonia scende in piazza, più a nord fa lo stesso la Slovenia. E le poltrone dei potenti balcanici sembrano sempre più fragili.

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