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Archive for luglio 2013

I partecipanti al pride montenegrino costretti a sfilare scortati dalla polizia (news.yahoo.com)

I partecipanti al pride montenegrino costretti a sfilare scortati dalla polizia (news.yahoo.com)

Il primo gay pride montenegrino non sembra davvero aver avuto fortuna. A Budva, cittadina costiera, 200 persone hanno cercato di attaccare la quarantina di partecipanti alla manifestazione. Ci sono stati scontri con la polizia e sono stati usati slogan desolanti, da “uccidiamo gli omosessuali” a “Montenegro solo per i sani”.

Quello di oggi era appunto il primo evento di questo tipo nel Paese balcanico. L’organizzatore è il forum Lgbt Progress: ci aveva già provato due anni fa, ma aveva rinunciato lamentando l’assenza di sostegno da parte del governo. Se le autorità ragionano in base al consenso, non c’è da stupirsi: secondo un sondaggio Ipsos, il 70% della popolazione considera malato chi non è eterosessuale, e l’80% pensa che chi è “diverso” debba tenerlo nascosto.

A Budva gli aggressori contrari al pride hanno lanciato sassi, bottiglie e torce contro gli agenti, che cercavano di tenerli lontani dai manifestanti. Il ministro per i Diritti umani aveva detto che il governo avrebbe partecipato con un suo rappresentante, ma non si sa se abbia mantenuto la promessa. I diritti degli omosessuali non sono i soli sotto attacco in Montenegro: l’Unione europea dice di sorvegliare il Paese anche per quanto riguarda il trattamento riservato alle donne e la libertà dei mezzi d’informazione.

Restando al tema dei pride, la vicenda di queste ore fa venire in mente la Serbia, dove le reazioni a manifestazioni come quella di Budva hanno spesso fatto notizia, anche varcando i confini nazionali. A ottobre la polizia vietò l’evento a Belgrado per ragioni di ordine pubblico. Due anni prima gli ultranazionalisti avevano devastato la capitale nella stessa occasione. La Serbia, come il Montenegro, si sta muovendo per entrare nell’Unione europea. Speriamo che sui problemi legati ai diritti Bruxelles usi la stessa rigidità mostrata tante volte in ambito economico.

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Angela Merkel e il primo ministro croato Milanovic. La cancelliera non era tra i leader europei che hanno partecipato alle celebrazioni per l'ingresso di Zagabria nella Ue (zimbio.com)

Angela Merkel e il primo ministro croato Milanovic. La cancelliera non era tra i leader europei presenti alle celebrazioni per l’ingresso di Zagabria nella Ue (zimbio.com)

Nuovo Paese, vecchie ricette. La Banca centrale europea chiede alla Croazia – da inizio luglio nell’Unione – di affrontare la crisi riformando sanità, pensioni, lavoro: “medicine” distribuite a piene mani in altri Stati, con risultati quantomeno discutibili. Va detto che Zagabria ha effettivamente grossi problemi da risolvere: corruzione, indebitamento, disoccupazione. E negli ultimi anni la situazione è peggiorata.

La Bce sembra avere un vocabolario molto ristretto. Una delle poche parole ammesse, e ripetute in continuazione, è “consolidamento”: mettere in sicurezza i conti, e farlo andando a toccare lo Stato sociale. Anche dalla Croazia Bruxelles si aspetta riforme di sanità e pensioni, oltre a un aumento della flessibilità nel mercato del lavoro: pazienza se la disoccupazione è vicina al 21%, al terzo posto tra i Paesi Ue dopo Spagna e Grecia. Più di metà dei croati under 25 è senza occupazione. Un quadro che offre decisamente poche certezze, soprattutto ai giovani. Per migliorare la situazione l’Europa propone più flessibilità, cioè ancora più incertezza.

Si diceva della corruzione, che ha colpito in modo pesante la politica, e del debito, cresciuto di molti punti sul pil negli ultimi anni. La percentuale, non lontana dal 60%, è di gran lunga inferiore a quella italiana: più che il debito pubblico a preoccupare sembra essere quello privato dei singoli cittadini, che prima dell’inizio della crisi sembrano aver vissuto sopra le loro possibilità, grazie a crediti ottenuti dalle banche. Ora che molti perdono – o hanno perso – il lavoro, diventa difficile restituire le somme ricevute.

Il quadro è fosco, ed è completato dal calo di consumi e investimenti dall’estero: rispettivamente -3 e -4% nel 2012. A fine 2013 il pil dovrebbe diminuire rispetto all’anno scorso, quando era sceso rispetto a quello prima. L’Unione europea, insomma, ha aperto le porte a un nuovo Paese in difficoltà. E cerca di “curarlo” come ha fatto con gli altri malati del continente.

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Commemorazioni a Srebrenica per il 18° anniversario del massacro (Ansa)

Commemorazioni a Srebrenica per il massacro per cui sono accusati Karadzic e Mladic (Ansa)

Diciotto anni dopo, il massacro di Srebrenica continua a causare tensioni e a non avere una condanna giudiziaria dei due uomini che lo avrebbero diretto. Ieri la polizia si è scontrata con un centinaio di madri delle vittime che volevano deporre fiori in uno dei luoghi della strage. Alle commemorazioni dei giorni scorsi non c’era il governo di Belgrado. E proprio pochi giorni fa il tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia ha re-introdotto l’accusa di genocidio per l’ex presidente dei serbi di Bosnia Karadzic.

Nel luglio 1995 furono uccisi migliaia di musulmani, senza che la comunità internazionale lo impedisse. I tafferugli di ieri sono scoppiati a Kravica, uno dei centri in cui avvenne la mattanza: solo lì sarebbero morte oltre mille persone. Le madri di Srebrenica volevano deporre fiori, ma gli agenti hanno bloccato l’accesso, sostenendo che il luogo ora è proprietà privata. Alla fine le donne sono riuscite a entrare, ma sette o otto sono rimaste ferite.

Srebrenica non trova pace, e non aiuta il comportamento del governo serbo, che non ha inviato nessuno alle commemorazioni. Non c’era nemmeno il rappresentante serbo della presidenza tripartita bosniaca. Presente solo un ministro di secondo piano della Repubblica Srpska, una delle entità in cui è divisa la Bosnia. La stessa entità che negli anni ’90 era guidata da Radovan Karadzic.

È lui uno dei due grandi accusati per il massacro, insieme al generale Ratko Mladic. Entrambi sono sotto processo in Olanda, e ora Karadzic dovrà rispondere anche di genocidio. La speranza è che si arrivi a una sentenza prima possibile, e non succeda quello che è accaduto con un imputato “politico” della catastrofe balcanica: l’ex leader serbo Milosevic, morto prima che il tribunale emettesse il verdetto.

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Ivica Dacic visita la salma di Milosevic. Oggi è il primo ministro serbo (pravda.rs)

Ivica Dacic visita la salma di Slobodan Milosevic. Oggi è il primo ministro serbo (pravda.rs)

Avanti il prossimo. Da quattro giorni la Croazia fa parte dell’Unione europea, e poche ore prima un altro Paese ex jugoslavo si era avvicinato a Bruxelles: la Serbia dovrebbe iniziare i negoziati di adesione entro la fine del prossimo gennaio. Il Consiglio europeo ha dato l’ok, a un paio di mesi dall’accordo tra le autorità di Belgrado e quelle kosovare che sembra aver aperto una nuova fase dei rapporti tra le due entità.

Al momento la Ue comprende due Stati ex jugoslavi: Slovenia e Croazia. Il terzo a entrare dovrebbe essere appunto la Serbia, a lungo frenata proprio dai contrasti col Kosovo. L’intesa di aprile è un compromesso tra la sua indipendenza auto-dichiarata e la volontà di Belgrado di mantenere influenza nella regione. Un test importante ci sarà a novembre, con le elezioni amministrative kosovare. Nel 2009 i serbi che vivono nella ex provincia ribelle le avevano boicottate, e minacciano di farlo di nuovo, perché l’accordo di due mesi fa a loro sembra non piacere proprio.

Dopo il patto Belgrado-Pristina si è addirittura parlato di possibile Nobel per la pace per i loro rappresentanti a Bruxelles: il primo ministro serbo Dacic e quello kosovaro Thaci. L’ipotesi fa un certo effetto, perché negli anni ’90 il primo era portavoce del partito di Milosevic, e il secondo militava nell’Esercito di liberazione del Kosovo. Se davvero fossero premiati, il riconoscimento potrebbe essere un simbolo dei nuovi Balcani: chi ha fatto la guerra ora costruisce la pace. L’aspetto più importante dell’ingresso dei Paesi ex jugoslavi nella Ue è proprio la stabilizzazione dei Balcani occidentali. Che hanno ancora molti problemi, ma da anni li affrontano pacificamente.

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