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Archive for novembre 2014

I Bad Blue Boys, gruppo di ultrà di Zagabria (foto Jonny Rainbow)

I Bad Blue Boys, gruppo di ultrà di Zagabria (foto Jonny Rainbow, http://bit.ly/1wcSz92)

Il pensiero va subito a quattro anni fa. Il 12 ottobre 2010 la gara di calcio Italia-Serbia fu interrotta dagli ultrà balcanici, che causarono alla propria squadra una sconfitta a tavolino per 3-0. Stavolta non si dovrebbe arrivare a tanto, perché la partita di ieri sera tra gli azzurri e la Croazia è stata disputata fino in fondo, anche se con diversi stop. In queste ore si punta il dito contro i Bad Blue Boys, hooligans di Zagabria che sarebbero responsabili del lancio di petardi e fumogeni.

Nelle ore precedenti al match si era temuto un rinvio, ma per un motivo diverso: le forti piogge che sabato avevano allagato Milano, e che però ieri sono sparite. Le due nazionali sono scese regolarmente in campo alle 20.45, ma i problemi sono iniziati dopo poco. All’undicesimo minuto i padroni di casa si sono portati in vantaggio; al quindicesimo gli ospiti hanno pareggiato, e dal settore dei loro tifosi sono stati sparati fumogeni. La gara è stata sospesa brevemente, poi tutto tranquillo fino a un quarto d’ora dalla fine, quando i lanci sono ripresi. L’arbitro ha fermato i calciatori per due minuti, poi – dato che la situazione non migliorava – li ha invitati a raggiungere gli spogliatoi.

Nei dieci minuti seguenti la polizia in assetto antisommossa si è fatta largo nel settore ospite, interrompendo la pioggia di gas verso il campo. La partita è ricominciata ed è arrivata alla fine sull’1-1. L’allenatore croato Niko Kovac ha chiesto scusa per i disordini, che sono continuati fuori dall’impianto, portando a una quindicina di arresti. Dopo il caos restano diverse domande. Ne scegliamo una: perché un cittadino qualunque che vuole andare allo stadio spesso incontra diversi ostacoli, tra burocrazie e tessere del tifoso, e un hooligan riesce a portarsi dietro petardi e simili?

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Il 14 ottobre ci sono stati scontri durante la partita Serbia-Albania (foto Nazionale Calcio, http://bit.ly/1ryPA8o)

Gli scontri di ottobre durante Serbia-Albania (foto Nazionale Calcio, http://bit.ly/1ryPA8o)

Una visita che avrebbe fatto notizia comunque, e che la fa a maggior ragione per le parole sorprendenti di uno dei partecipanti. Il primo ministro albanese Edi Rama è stato ricevuto a Belgrado: non succedeva da quasi 70 anni. Di fronte al suo omologo serbo ha difeso l’indipendenza del Kosovo, causando una reazione stizzita.

Il colloquio era previsto il 22 ottobre, ma era stato rinviato dopo gli scontri alla partita di calcio Serbia-Albania del 14. Le autorità di Belgrado avevano addirittura sparso la voce – poi smentita – che a guidare sopra lo stadio il drone che ha scatenato il caos fosse stato Olsi Rama, fratello di Edi. Col passare dei giorni la tensione è scemata e si è arrivati a due giorni fa, quando i due leader si sono finalmente incontrati.

Tra i temi del vertice non doveva esserci il Kosovo, che è a maggioranza albanese e ha dichiarato un’indipendenza non riconosciuta dalla Serbia. A sorpresa il primo ministro di Tirana ha tirato fuori l’argomento e l’ha fatto in pubblico, durante la conferenza stampa con il capo del governo serbo, Aleksandar Vucic. “L’indipendenza di Pristina è un dato di fatto – gli ha detto. – Prima la riconoscerete, più velocemente potremo fare progressi”.

Il leader di Belgrado ha risposto parlando di nuova provocazione dopo quella del 22 ottobre. Allora il drone aveva fatto sventolare la bandiera della cosiddetta Grande Albania, che punterebbe a riunire tutti gli appartenenti alla stessa etnia. Due anni fa era stato Sali Berisha, predecessore di Rama, a dire che “tutti gli albanesi devono vivere in una sola nazione”. In mezzo c’è il Kosovo, sospeso nel limbo tra i 110 stati Onu che ne hanno riconosciuto il distacco dalla Serbia e gli 83 che finora non l’hanno fatto.

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Il parlamento sloveno (foto Simonetta Di Zanutto,  http:// bit.ly/1iowB8m)

Il parlamento sloveno (foto Simonetta Di Zanutto, http:// bit.ly/1iowB8m)

Una crescita del pil del 2,4% nel 2014, dell’1,7% nel 2015 e del 2,5% nel 2016. C’è da scommettere che Matteo Renzi pagherebbe per avere delle stime così dalla commissione europea. Questi dati però riguardano la Slovenia. Lubiana è in crisi da anni, nei mesi scorsi si era parlato di possibili aiuti internazionali, insomma: non siamo di fronte alla locomotiva tedesca, o agli Stati Uniti rimessi in piedi dopo il crac del 2008. Come si spiegano allora le previsioni sul paese balcanico?

Iniziamo col dire che quelle europee per quest’anno sono addirittura migliori di quelle del governo sloveno, che parlava di un aumento del prodotto interno lordo del 2%. A trainare la crescita sembrano essere export e investimenti, entrambi in ripresa negli scorsi mesi. Difficile, invece, dire che dietro il trend positivo ci sia la stabilità politica: l’ultimo governo è nato in estate, e quello precedente si era insediato l’anno scorso. Il pil era crollato dell’8% nel 2009, per poi aumentare di poco nei due anni seguenti. Poi ancora segno meno, ed è interessante segnalare che proprio un anno fa la commissione europea stimava che nel 2014 il prodotto sloveno avrebbe perso l’1%.

Stime come queste vanno prese con le molle, quindi, come insegnano anche le vicende italiane (ad aprile il governo ipotizzava per quest’anno una crescita vicino al punto percentuale; alla fine dei conti molto probabilmente sarà negativa). A Lubiana i fattori che potrebbero causare un nuovo peggioramento della situazione non mancano: debito pubblico aumentato negli ultimi anni, sistema bancario in crisi, politiche di austerità che altrove hanno fatto molti danni. Ancora presto, quindi, per parlare di sicura uscita dal tunnel.

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Il primo ministro croato Zoran Milanovic (foto European Council, http://bit.ly/RT9dL0)

Il primo ministro croato Zoran Milanovic (foto European Council, http://bit.ly/RT9dL0)

Se in Italia si soffre perché l’economia è in recessione da tre anni, provate a immaginare cosa vuol dire essere in una situazione del genere da sei. È il caso della Croazia, che anche quest’anno non crescerà. Il pil dovrebbe diminuire dello 0,7% rispetto al 2013, mentre le stime del governo prevedevano un leggero aumento. Una dinamica simile a quella del nostro paese.

Due giorni fa l’esecutivo di Zagabria ha approvato una manovra correttiva che porterà il deficit pubblico al 5% del prodotto interno lordo: un punto in più delle stime di un anno fa, due in più di quanto consentirebbero le regole europee. A gennaio l’Unione europea ha aperto una procedura d’infrazione sui conti del paese, con l’obiettivo di far scendere il deficit sotto il 3% a fine 2016. Un’economia sotto osservazione, quindi, a neanche un anno e mezzo dall’ingresso nella Ue del 28° stato comunitario.

Nel 2014 le entrate che sono diminuite di più sono quelle relative all’Iva, e quindi ai consumi. Per rilanciarli il governo ha deciso di ampliare la parte non imponibile del reddito: da febbraio circa un milione di persone (più o meno un quarto della popolazione) dovrebbe trovarsi dai 10 ai 100 euro in più nelle buste paga mensili. Una novità che fa pensare agli 80 euro di Renzi, e che è stata messa in campo dall’esecutivo di centrosinistra di Zoran Milanovic.

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