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Archive for gennaio 2015

Il complesso industriale di Trepča (foto Global.finland.fi, http://bit.ly/1m88Mqa)

Il complesso industriale di Trepča, nel nord del Kosovo (foto Global.finland.fi, http://bit.ly/1m88Mqa)

Una vicenda che riguarda direttamente la vita di migliaia di persone, ma che potrebbe avere ricadute ancora più ampie. Parliamo delle difficoltà del complesso minerario di Trepča, vicino a Mitrovica, nel nord del Kosovo. Il governo di Pristina aveva annunciato di volerne assumere il controllo, causando la dura reazione delle autorità serbe, che vogliono avere voce in capitolo sulla questione. Il passo indietro conseguente dei politici della (ex) provincia ribelle ha scatenato proteste dei lavoratori, che temono di perdere il posto.

Il sito oggetto della contesa dà occupazione a circa 4mila persone, 20mila compreso l’indotto. Se pensiamo che gli abitanti del Kosovo sono meno di due milioni, che la regione ha una delle economie più povere d’Europa e che nel 2014 ha visto emigrare almeno 30mila cittadini verso i paesi dell’Unione, si capisce quanto è importante il futuro delle miniere di Trepča. Il ministro delle finanze serbo dice che il complesso industriale ha debiti per 400 milioni di dollari. Al momento Belgrado ha in mano la maggioranza della società, che però opera in territorio kosovaro. Nelle scorse settimane Pristina ha detto di voler acquisire unilateralmente il 100% dell’azienda, ma dopo le proteste della Serbia ha sospeso l’operazione.

Tra i due litiganti ci sono i lavoratori. La scorsa settimana 250 di loro si sono rifiutati di tornare in superficie, chiedendo una soluzione positiva del problema. Dopo un paio di giorni la mobilitazione è stata “congelata” in attesa delle scelte dei due governi, che a febbraio si incontreranno a Bruxelles, in un nuovo round dei colloqui decollati un paio di anni fa. La vicenda di Trepča potrebbe avere un peso non marginale nei negoziati, in cui finora rimangono due punti fermi: la Serbia non riconosce l’indipendenza del Kosovo, e Pristina la ribadisce. Sul resto, però, le trattative sembrano aperte.

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15-01-20 kosovo

Hashim Thaci con la responsabile esteri Ue Mogherini (foto European External Action Service, http://bit.ly/RT9dL0)

In Montenegro centinaia di persone hanno contestato il ministro degli esteri kosovaro Hashim Thaci, in visita a Podgorica. I manifestanti di etnia serba gli rimproverano i crimini di guerra di cui si sarebbe macchiato durante il conflitto del 1998-99 e si oppongono all’indipendenza di Pristina, riconosciuta dal loro paese pochi mesi dopo lo strappo da Belgrado.

Hashim Thaci è l’uomo che ha guidato quello strappo. E’ stato primo ministro dal 2008 allo scorso dicembre, quando ha lasciato la poltrona più importante. Negli anni ’90 è stato leader politico dell’esercito di liberazione del Kosovo. Contro il suo arrivo a Podgorica si è schierato anche il vescovo ortodosso Amfilohije, la figura religiosa più importante del paese. Al suo interno i montenegrini in senso stretto sono circa il 45%; un altro 33% è composto da serbi, mentre la percentuale restante si divide tra albanesi, bosniaci e altri gruppi. In Kosovo invece la maggioranza è albanese, con la minoranza serba concentrata a nord.

Podgorica ha dichiarato l’indipendenza da Belgrado nel 2006. Logico che abbia sostenuto la scelta analoga fatta da Pristina due anni dopo e mai accettata dalla (ex) madrepatria. Abbastanza comprensibile anche la protesta dei serbi montenegrini, diventati minoranza nel loro paese proprio dopo la secessione. Il punto è che in ex Jugoslavia le tensioni etniche fanno più paura che altrove, e gli spettri del terrorismo islamico potrebbero contribuire ad aumentarle.

 

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La SS. Cyril and Methodius University a Skopje (foto Darko Hristov, http://bit.ly/1jpMrk5)

La SS. Cyril and Methodius University di Skopje (foto Darko Hristov, http://bit.ly/1jpMrk5)

In Macedonia studenti e professori universitari protestano da quasi due mesi contro il governo. La miccia è stata l’idea di istituire un esame di stato obbligatorio per chi sta per laurearsi in un istituto statale. Secondo i contestatori questa novità diminuirebbe l’autonomia degli atenei e offrirebbe maggiori possibilità di corruzione, in un sistema educativo che già non pare godere di buona salute.

Il primo corteo risale al 17 novembre, con duemila persone in piazza e pochissima attenzione mediatica. Il caso esplode il 10 dicembre, con 12mila dimostranti nella capitale Skopje, in quella che è stata definita la maggior manifestazione studentesca dal 1991, anno dell’indipendenza del paese. Diverse marce ci sono state anche in altre città. Il ministro dell’istruzione dice che il provvedimento del governo punta a introdurre un meccanismo di controllo della qualità; il capo dell’esecutivo di centrodestra ha insinuato che dietro la protesta ci sia l’opposizione socialdemocratica. I leader studenteschi hanno risposto con un comunicato in cui chiedono di non portare in piazza simboli e slogan di partito.

La contestazione sembra avere almeno un tratto comune con quelle bosniache di inizio 2014. In piazza ci sono sia macedoni in senso stretto che cittadini di etnia albanese, due etnie tra cui anche nei mesi scorsi ci sono state tensioni. Una notizia che fa pensare appunto ai “plenum” di Sarajevo e dintorni, in cui persone appartenenti a gruppi diversi si sono unite nella richiesta di istituzioni più giuste e funzionanti. Ora studenti e professori macedoni hanno scritto al capo dello stato, anche lui di centrodestra, per chiedergli di porre il veto sulla creazione dell’esame di stato.

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Kolinda Grabar-Kitarovic, candidata di destra alle presidenziali (foto Security & Defence Agenda, bit.ly/1kuY8rA)

Kolinda Grabar-Kitarovic, candidata di destra alle presidenziali (foto Security & Defence Agenda, http://bit.ly/1kuY8rA)

Tra pochi giorni gli elettori croati decideranno chi sarà il loro presidente. Al primo turno il più votato è stato quello uscente Ivo Josipovic, sostenuto dai socialdemocratici, che ha superato di poco il 38%. Al ballottaggio sfiderà la candidata di centrodestra Kolinda Grabar-Kitarovic, che ha ottenuto circa un punto in meno. Il terzo classificato è stato il 25enne Ivan Vilibor Sincic, politico anti-sistema con qualche somiglianza con Beppe Grillo: per esempio non si è schierato con nessuno dei concorrenti che lo hanno battuto e dice che non si alleerà con loro alle politiche di fine 2015.

Il tema caldo degli ultimi anni e dei prossimi mesi è l’economia. La disoccupazione generale è al 16,6%, quella giovanile al 45,5%. Si tratta rispettivamente del quarto e terzo peggior dato dell’Unione europea. Zagabria ne fa parte da un anno e mezzo, e pochi mesi dopo il suo ingresso la commissione di Bruxelles ha aperto una procedura d’infrazione sui suoi conti. Gli ultimi sei anni sono stati di recessione: un quadro veramente critico, con dati macroeconomici un po’ peggiori di quelli italiani (tranne il debito pubblico, alto ma lontano dalla nostra percentuale “stellare”).

Un altro problema centrale negli ultimi anni è stata la corruzione. Con questa accusa lo scorso ottobre è stato arrestato il sindaco della capitale Milan Bandic, rilasciato su cauzione a dicembre. È ancora in carcere, invece, Ivo Sanader: capo del governo dal 2003 al 2009, scappò all’estero ma nel 2011 fu estradato dall’Austria, e l’anno seguente fu condannato a dieci anni (poi ridotti a otto e mezzo). Nonostante vicende come queste l’affluenza al primo turno delle presidenziali è stata più alta di cinque anni fa: 47 contro 44%.

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