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Archive for aprile 2015

Nel 2014 il sito di OBC ha ricevuto 140mila visite al mese

Nel 2014 il sito di Osservatorio Balcani e Caucaso ha ricevuto 140mila visite al mese

Osservatorio Balcani e Caucaso è un prezioso sito che informa sull’Europa sudorientale. Per gli italiani appassionati di quell’area (e per molti altri) non ha bisogno di presentazioni. Da settimane rischia di subire una forte riduzione dei lavoratori, proprio mentre stava per iniziare un nuovo progetto comunitario. La redazione ha sede in provincia di Trento ed è a questa istituzione che si rivolge l’appello pubblicato sul portale della testata, perché non smetta di investire sul giornalismo di qualità. L’invito è a firmare e diffondere la richiesta di aiuto:

http://bit.ly/1zgUQUX

Mentre scriviamo la petizione è arrivata a raccogliere il sostegno di quasi 5mila persone. Se il taglio di cui si parla non sarà evitato, a rimetterci saranno le persone direttamente colpite e il panorama dell’informazione del nostro paese, che ha bisogno di una voce autorevole come quella dell’Osservatorio. La sua bella storia è iniziata 15 anni fa e deve continuare a essere tale.

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La missione Eulex è iniziata quando il Kosovo si è dichiarato indipendente (foto European External Action Service, http://bit.ly/R7HqWA)

La missione Eulex esiste da quando il Kosovo ha rotto con la Serbia (foto European External Action Service, http://bit.ly/R7HqWA)

Il cammino del Kosovo verso un futuro migliore sembra ancora lungo. Nei giorni scorsi l’Unione europea ha diffuso un rapporto sulla missione comunitaria Eulex, attiva nella regione da sette anni. Il documento scagiona i militari da accuse di corruzione emerse nel 2014, ma mette in luce insuccessi nel contrasto alla criminalità. Il governo tratta con quello serbo per costruire un rapporto meno ostile, ma non è detto che i negoziati siano facili.

L’ultimo incidente istituzionale risale a pochi giorni fa. Il ministro degli interni di Belgrado ha detto che il responsabile esteri di Pristina sarà arrestato se – come pare – parteciperà a una conferenza prevista nella capitale serba tra il 23 e il 25 aprile. Il diretto interessato è Hashim Thaci, ex capo del governo kosovaro ed ex leader dei combattenti albanesi nella regione, accusato per crimini che avrebbe commesso negli anni ‘90. In questo contesto oggi a Bruxelles riprendono i colloqui tra le due rappresentanze.

Il tira e molla con Belgrado, in ogni caso, non è il problema principale dei cittadini di Pristina. Economia debole, disoccupazione alta, corruzione, politici nazionali ed europei incapaci di aiutare l’area a liberarsi dalle difficoltà: la lista rende l’idea della gravità della situazione. Un tempo l’ostacolo principale sembrava proprio lo scontro con la Serbia, che però si è affievolito esattamente due anni fa, quando i negoziati di Bruxelles hanno prodotto un accordo di distensione. Da allora quell’alibi non c’è più, ma i nodi da sciogliere in Kosovo restano ben stretti.

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Il castello di Srebrenik, a pochi km dall'enclave musulmana radicale Maoca (foto Groundhopping Merserburg, http://bit.ly/1m88Mqa)

Il castello di Srebrenik, a pochi km dall’enclave musulmana radicale Maoca (foto Groundhopping Merserburg, http://bit.ly/1m88Mqa)

I Balcani occidentali come area a notevole rischio per l’estremismo islamico, e la Bosnia come il cuore di questo problema. È la foto che emerge dai racconti dei media italiani che ne hanno parlato negli ultimi mesi. Il simbolo più forte sono le bandiere dell’Isis comparse nel villaggio di Maoca, abitato da diversi anni da una comunità di integralisti.

La prima cosa che viene in mente guardando indietro è la componente musulmana della guerra degli anni ’90. La penetrazione del jihadismo potrebbe essere iniziata con la partecipazione al conflitto contro serbi e croati, che ha cancellato molte delle realtà multietniche che esistevano prima. La stessa Sarajevo oggi ha una quota di cittadini islamici maggiore di un tempo. Questo non autorizza a concludere che ci sia stato un aumento proporzionale di terroristi: un fedele di Maometto va rispettato come uno di Gesù o un ateo, finché non si dimostra che uno di questi è implicato in qualcosa di criminale.

I numeri che circolano sulle testate italiane parlano di centinaia di bosniaci partiti per unirsi ai jihadisti. Subito dopo – tra gli stati ex jugoslavi – ci sarebbero il Kosovo e l’Albania. Le persone coinvolte sarebbero soprattutto giovani che non hanno combattuto nella guerra di vent’anni fa. La loro radicalizzazione dev’essere avvenuta dopo: al massimo l’infiltrazione estremista di due decenni fa può essere stata la base, l’humus da cui è iniziato un percorso.

Difficile dire quanto sia pericolosa la situazione in Bosnia. A febbraio ha fatto scalpore la notizia delle bandiere nere avvistate a Maoca, nel nordest del paese. Le immagini sono comparse in tv, ma quando le forze speciali di polizia sono arrivate sul posto i vessilli non c’erano. Sembra che lì durante la guerra ci sia stata una pulizia etnica anti-serba, e che ora ci vivano solo musulmani radicali.

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