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Posts Tagged ‘asilo’

Spesso le testate giornalistiche non parlano di un tema finché non circolano immagini particolarmente forti, che si diffondono sui media e costringono a occuparsi dell’argomento. Stavolta è successo con la questione dei migranti che attraversano la Macedonia. Ogni giorno migliaia di persone entrano nel Paese, ed è difficile pensare che il loro obiettivo sia restarci.

Una volta passato il confine, molti si spostano verso nord, cercando di varcare la frontiera con la Serbia. Tra quelli che ce la fanno, tanti non si fermano e provano a proseguire fino a metter piede in Unione europea, possibilmente nelle zone in cui c’è più lavoro o si hanno parenti. Il meccanismo è stato raccontato tante volte, e ora lo facciamo per la Macedonia, dopo aver visto in video migranti che assaltano i suoi treni diretti in Serbia. Secondo una legge approvata di recente le autorità di Skopje possono concedere permessi di asilo di 72 ore: se entro questo termine non si riesce ad abbandonare il Paese, si viene arrestati.

Per alcuni tratti la realtà macedone è simile a quella italiana, per esempio quando leggiamo di centri in cui i migranti sono “ospitati” in condizioni disumane. Poi ci sono altri aspetti dell’orrore, sconosciuti alle nostre cronache. Parliamo di decine di persone morte investite dai treni, mentre camminavano lungo la ferrovia per continuare il loro esodo. Parliamo di rapine e addirittura di sequestri subiti dai migranti, costretti a pagare per essere liberati.

I dati ufficiali dicono che una percentuale bassissima di chi chiede asilo permanente nel Paese lo ottiene. Né questa tendenza, né altre misure sono bastate a fermare gli ingressi irregolari. Le situazioni critiche in Europa sembrano moltiplicarsi, con visibilità mediatica variabile: Calais, Ventimiglia, il Brennero, Melilla, il confine ungherese, il Mediterraneo. La piccola Macedonia è un tassello di questo mosaico.

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La responsabile esteri Ue Federica Mogherini con il capo del governo kosovaro Isa Mustafa (foto European External Action Service, http://bit.ly/R7HqWA)

La responsabile esteri Ue Mogherini con il capo del governo kosovaro Isa Mustafa (foto European External Action Service, http://bit.ly/R7HqWA)

Oltre 100mila persone espatriate in pochi mesi. Fanno impressione i dati contenuti in una relazione discussa al parlamento kosovaro. Dall’ex provincia serba è in corso una specie di esodo, che sembra motivato innanzitutto da ragioni economiche: la zona è una delle più povere d’Europa, e in questi anni la classe politica non ha fatto abbastanza per migliorare la situazione.

Il tasso di disoccupazione è intorno al 40%. Circa un quinto della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Gli abitanti sono poco meno di due milioni e negli ultimi anni una fetta importante ha lasciato il paese. Alcuni sono stati costretti a tornarci: pochi giorni fa un gruppo di kosovari entrati illegalmente nell’Unione europea è stato messo su un aereo e rispedito in patria da Germania, Austria, Svezia, Finlandia e Ungheria. Quest’ultimo paese è la porta d’ingresso nella Ue per molte di queste persone, che attraversano la Serbia per raggiungerlo. Alcune settimane fa le autorità di Budapest e Belgrado hanno rafforzato i controlli alle frontiere.

Chi riesce a passare il confine può chiedere asilo, ma in Kosovo non ci sono guerre o persecuzioni come in Siria, Iraq o altri paesi da cui scappano milioni di rifugiati. Molti cittadini balcanici sembrano destinati a essere rimandati indietro, a meno che non provino a vivere negli stati in cui entrano da “invisibili”, senza segnalare la loro presenza. Tutto questo a sette anni dalla dichiarazione d’indipendenza di Pristina, accettata finora da 108 su 193 membri dell’Onu e da 23 su 28 dell’Unione europea.

Quest’anno è attesa la firma dell’accordo di stabilizzazione e associazione con la Ue, ma la novità più importante dei prossimi mesi rischia di essere l’esplosione del malcontento, dopo che a gennaio nella capitale ci sono state proteste e scontri. L’anno scorso il Kosovo è rimasto senza governo per mesi, in preda a una crisi istituzionale. Al di là del tira e molla con la Serbia per ottenere il definitivo distacco, al momento non si può dire che le cose dopo la secessione siano andate bene.

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