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L'orchestra di Goran Bregovic riunisce chitarre, archi ed ottoni

E’ stato leader della maggiore rock band della Jugoslavia socialista. Ha firmato le colonne sonore delle pellicole più famose della filmografia balcanica. Ha lavorato con artisti come Cesaria Evora, Kayah e Iggy Pop. Goran Bregovic è uno dei musicisti slavi più celebri al mondo. Nato nel 1950 a Sarajevo, è conosciuto da molti per il suo legame con Emir Kusturica: il suo successo, però, inizia nella Bosnia degli anni ’70, ben prima della collaborazione col regista serbo.

E’ il 1974 quando Goran fonda i Bijelo Dugme (bottone bianco), gruppo di cui è chitarrista e che nel giro di pochi anni si fa conoscere in tutto il Paese. Il loro secondo album vende 200 mila copie. Nel 1977 suonano a Belgrado davanti a più di 70 mila persone. Negli anni ’80 i loro ritmi si avvicinano al pop e soprattutto al folk, assumendo quelle sonorità gitane che tanto saranno care a Bregovic nella sua carriera da solista. La cavalcata della band si arresta nel 1989: ironia della sorte, lo scioglimento arriva pochi mesi prima della disgregazione della federazione jugoslava.

Appena salutati i vecchi amici, Bregovic abbraccia un nuovo compagno d’avventure: Emir Kusturica, per il quale scrive le musiche de Il tempo dei gitani, affresco surreale della realtà rom tra i Balcani e l’Italia. Il sodalizio tra i due artisti prosegue felicemente: Goran compone le colonne sonore di Arizona Dream (1993), con Johnny Depp, e poi di Underground (1995), capolavoro premiato con la Palma d’Oro a Cannes. Proprio all’apice della sua popolarità, però, la coppia si rompe. Il regista rimprovera al musicista di abusare delle melodie dei film nei suoi concerti. Il 1998 è l’anno della separazione: Bregovic firma le musiche di Train de vie di Radu Mihaileanu, ma non quelle di Gatto nero, gatto bianco di Kusturica. Da allora i due non lavoreranno più insieme.

Bregovic attore ne "I giorni dell'abbandono" (2005), con Luca Zingaretti e Margherita Buy

Negli anni successivi Goran registra numerosi album con la sua Wedding & Funeral Orchestra, con cui suona in giro per il mondo toccando spesso l’Italia. A onor del vero, bisogna dire che non sempre le sue performance live possiedono la vivacità, la passione e la capacità di coinvolgimento delle canzoni originali. Il calore musicale che sprigiona dalle creazioni di Bregovic sembra un po’ “raffreddato” nelle versioni dal vivo, che tante altre band invece usano per trasmettere al meglio tutta la loro energia. Lo stile e la bravura compositiva del nostro, comunque, restano eccellenti, così come lo erano ai tempi del “bottone bianco” balcanico. Sono passati 36 anni dall’esordio sulle scene di Goran. Gliene auguriamo almeno altrettanti, con il sogno – forse l’illusione – di vederlo un giorno nuovamente unito al suo (ex) amico Emir.

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Ivano Pasqualino, autore del blog "La finestra sul fronte"

Quando abbiamo aperto Balcanews, ci siamo proposti di andare “oltre” la guerra: quella degli anni ’90, che spesso sembra essere l’unico argomento che spinge i mass media a parlare dell’ex Jugoslavia. Stavolta, però, trasgrediremo al nostro proposito, per presentarvi un blog che parla proprio di conflitti armati: La finestra sul fronte. La contraddizione è solo apparente, perché lo spirito che anima i nostri articoli in fondo è simile a quello dei pezzi del collega Ivano Pasqualino: la guerra esiste e va raccontata, ma cercando di dare rilievo ai gesti di umanità di chi oppone resistenza all’orrore.

Digitando l’indirizzo www.lafinestrasulfronte.wordpress.com, è probabile veder apparire il volto serio di Obama o quello compiaciuto di Berlusconi: molti dei post si occupano dei potenti della Terra, quando le loro decisioni si intrecciano con avvenimenti bellici o addirittura li provocano. I protagonisti, però, non sono solo i politici, ed anzi è proprio alle persone comuni, alle “storie di vita quotidiana” che Pasqualino si dedica con maggior passione. Dai reduci della prima guerra mondiale ai giornalisti incarcerati in Eritrea, veniamo a conoscenza di aneddoti, avventure, tragedie che finiscono solo superficialmente sui giornali. La “finestra” che si apre davanti ai nostri occhi ci offre un punto di vista diverso su realtà di cui si parla molto (Afghanistan, Haiti), ma spesso senza andare oltre le cifre e i comunicati ufficiali. Pasqualino descrive realtà drammatiche con grande forza emotiva e a volte anche con ironia, quest’ultima ovviamente riservata ai “grandi” capi di Stato e ai loro errori. Il tutto arricchito da video, citazioni (la pagina “Pensieri”) e da una veste grafica leggera e gradevole.

La homepage del blog, che parla di storie di guerra tra capi di Stato e persone comuni

Una critica a La finestra sul fronte? Non sulla frequenza di aggiornamento, regolare anche se non altissima. Non sulla struttura dei pezzi, divisi in sezioni e con numerosi link ad altri siti. Se proprio dovessimo dire qualcosa a Pasqualino, non sarebbe un rimprovero, ma un suggerimento: sviluppare ancora meglio la pagina “Volti”, dedicata agli “occhi di uomini e donne che hanno già aperto una finestra sul fronte, pagando a volte con la loro stessa vita”. Per ora ci sono gli sguardi di Anna Politkovskaja e Maria Grazia Cutuli. Sarebbe bello se alle loro si aggiungessero altre storie, oltre alle tante ben raccontate dall’autore nelle altre parti del blog.

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