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Il kalashnikov è usato come arma d'ordinanza da moltissimi eserciti regolari. Si calcola che finora ne siano stati prodotti oltre 100 milioni

Il sottufficiale sovietico Michail Kalashnikov lo progettò nel 1947. Da allora il fucile mitragliatore AK-47, purtroppo, non è passato mai di moda: dal Vietnam alle guerre jugoslave, non c’è conflitto che non lo abbia visto protagonista. In Italia spesso viene usato dai criminali comuni, perché facilmente reperibile sul mercato clandestino come residuato bellico proveniente proprio dai Balcani: è il caso di tre pregiudicati slavi arrestati pochi giorni fa a Milano.

Petar Skoro e Igor Kolar, 34 anni a testa, e Per Radosan Djorovic, 32, stavano mangiando in un ristorante di lusso nel quartiere di Brera quando hanno visto entrare i carabinieri. Il giorno dopo volevano assaltare un portavalori: bottino previsto, 2 milioni di euro. Per accaparrarselo si erano procurati due bombe a mano M75, 40 grammi di esplosivo al plastico, un centinaio di proiettili calibro 7,62, 3 mila pallini al piombo e, per l’appunto, due kalashnikov. L’arsenale è stato ritrovato a casa di Issam Bouyahia, 35 anni, cameriere tunisino incensurato, catturato poche ore dopo insieme a Ciro Marillo, 41 anni, e Quirino Sereno, 46. I sei componevano una “gang multietnica”, con risvolti inquietanti nel passato dei malviventi balcanici.

Il massacratore Zeljko Raznatovic, detto Arkan. Nelle sue truppe militava uno dei criminali arrestati a Milano

I tre, infatti, non sono nuovi all’uso dei kalashnikov. Igor Kolar, già arrestato a Milano 11 anni fa per una sparatoria che fece tre feriti in corso Garibaldi, era arruolato nelle “tigri di Arkan”, banditi assassini tristemente noti nella Jugoslavia degli anni ’90. Anche i suoi complici potrebbero avere alle spalle una storia simile: “Stiamo facendo accertamenti per capire se hanno fatto parte di organizzazioni militari o paramilitari”, dice Antonino Bolognani, colonnello del nucleo investigativo dei carabinieri che ha sgominato la banda. Le indagini sono iniziate da un’altra rapina avvenuta a Milano: il 14 aprile un anziano ex gioielliere è stato picchiato sul pianerottolo di casa, legato e derubato di orologi e preziosi. Un malloppo a cui poteva aggiungersi l’incasso dei supermercati trasportato dal portavalori la mattina in cui avrebbe dovuto svolgersi l’agguato.

Goran Bregovic ne parla nella sua canzone più famosa: “Kalashnikov”, un inno dell’Est Europa, la zona da cui arrivano anche gli strumenti di guerra sequestrati dalle forze dell’ordine. Sempre da Est proviene il mandato di cattura europeo spiccato dalla Serbia per Per Radosan Djorovic, accusato di essere coinvolto in storie di droga e armi. Lui, Kolar e Skoro avevano falsi documenti sloveni, probabilmente per garantirsi un accesso comodo in Italia da un Paese membro dell’Unione Europea. Erano arrivati a Milano da circa un paio d’anni: il tempo di progettare i loro piani e rintracciare proiettili, bombe e kalashnikov. Fortunatamente, però, stavolta gli AK-47 non sono riusciti a sparare.

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Vi piacerebbe vincere 56 automobili e quattro appartamenti partecipando ad un quiz televisivo? In Serbia una banda di truffatori ci è riuscita. I 14 imbroglioni, arrestati pochi giorni fa dalla polizia, truccavano sistematicamente il gioco “La nostra auto al nostro telespettatore” grazie a una sofisticata applicazione informatica. A insospettirsi è stata la Lotteria nazionale, tra gli organizzatori della trasmissione in onda ogni sera sulla tv pubblica nazionale Rts.

Per aggiudicarsi la macchina o l’abitazione in palio, il concorrente del programma deve inviare un’offerta via sms. Vince chi propone la cifra più bassa, ma a condizione che nessun altro partecipante metta a disposizione la stessa somma. In tal caso il premio va allo spettatore che indica l’importo immediatamente superiore (purché sia l’unico a farlo). Il capo della gang, ideatore di un software simile per una tv privata, era la chiave della frode. Grazie a lui i truffatori entravano nel server del gioco e riducevano le proprie offerte in modo che fossero sempre le più basse. A ritirare le vincite andavano ogni volta giovani diversi, pagati dai 100 ai 200 euro, per non destare sospetti. Un sistema quasi infallibile. Che però le forze dell’ordine serbe sono riuscite a sbaragliare.

Il logo della tv RTS (PTC in caratteri cirillici) che trasmette il programma oggetto della truffa

Era il 1990 quando Mike Bongiorno, durante una puntata di Telemike, scopriva una concorrente che leggeva le risposte alle domande sbirciando da degli appunti. La tecnologia ha aperto nuove possibilità a chi vuole imbrogliare: se avesse condotto “La nostra auto al nostro telespettatore”, nemmeno il grande Mike si sarebbe accorto di nulla. Al massimo si sarebbe visto piombare in studio la polizia. E immaginare la sua reazione fa sorridere più del sostanzioso bottino arraffato dalla banda balcanica.

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