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Una chiesa a Maribor, seconda città slovena dopo Lubiana (slovenia.info)

La Chiesa dei Francescani a Maribor, seconda città della Slovenia dopo la capitale Lubiana (slovenia.info)

Oggi la Slovenia, domani (forse) lo Ior. L’arcivescovo di Lubiana e quello di Maribor si sono dimessi: dietro il loro gesto, secondo la versione ufficiale, c’è la volontà di Papa Francesco, intervenuto su un grosso scandalo finanziario.

Le prime notizie pesanti su problemi interni alla Chiesa del Paese balcanico emergono nel 2007. La stampa denuncia che un’emittente che fa capo alla Conferenza episcopale trasmette film porno. Le scoperte più clamorose, però, sono di tipo economico: due anni fa si è saputo che la diocesi di Maribor (non lontano dal confine austriaco) ha un enorme buco, oggi stimato in 900 milioni. Il crac sarebbe dovuto a investimenti sbagliati, seguiti da debiti fatti per coprirne altri, fino all’esplosione della bolla.

I due ecclesiastici che si sono dimessi ammettono responsabilità, ma sostengono di non essere i principali colpevoli. Quello che finora era arcivescovo di Lubiana prima era attivo a Maribor, dove si occupava dei conti. Già un altro vescovo di Maribor era stato rimosso da Ratzinger, sempre per motivi legati al dissesto finanziario. Il crac ha anche ricadute occupazionali: si parla di 10mila posti a rischio.

I vertici della Chiesa slovena, quindi, lasciano per ragioni economiche, mentre il loro Paese sta affrontando a sua volta una dura crisi. Le ispezioni vaticane su Maribor erano iniziate con Benedetto XVI, e pare difficile dire quanto le dimissioni dei due arcivescovi siano dovute alla volontà di Bergoglio. Gli occhi di molti sono puntati soprattutto su ciò che potrebbe fare allo Ior, altra fonte di scandali finanziari. Qualcuno spera che a Roma si ripeta quanto sembra esser successo a Lubiana. Qualcun altro, probabilmente, lo teme.

FONTI: Espresso, Messaggero, Famiglia Cristiana

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Il Papa al suo arrivo a Zagabria. Il primo alla sua destra è il presidente croato Ivo Josipovic (magisterobenedettoxvi.blospot.com)

“Mostrate con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come Cristo, senza riserve!”. È uno dei passaggi dell’omelia tenuta da Benedetto XVI nel grande Ippodromo di Zagabria, davanti a centinaia di migliaia di fedeli. Il Papa è stato in visita in Croazia nel weekend del 4 e 5 giugno: ha parlato molto di famiglia (domenica era la Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate), ma anche di Unione europea. In un momento cruciale per il Paese balcanico.

“Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva del matrimonio – ha detto il Pontefice. – Non bisogna aver timore di impegnarsi per un’altra persona. Care famiglie, gioite per la paternità e la maternità!” Il rischio, ha continuato papa Ratzinger, è che si riduca l’amore “a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi e senza apertura alla vita. Siamo chiamati a contrastare questa mentalità”. Immancabile il richiamo alla politica: servono “provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli”, ha ricordato Benedetto XVI.

Durante la guerra, nel settembre 1994, papà Wojtyla celebrò una messa all'Ippodromo di Zagabria davanti a un milione di persone (balcanicaucaso.org)

Se queste parole non spostano di un centimetro le posizioni (rigidamente conservatrici) della Chiesa sulla famiglia, più interessanti sono le considerazioni sull’avvicinamento tra Zagabria e Bruxelles. Riflessioni non contenute nell’omelia, ma che dicono molto del significato della visita del Pontefice oltrefrontiera. “Alla vigilia della piena integrazione della Croazia nell’Unione Europea – ha spiegato il Papa – la storia passata e recente di questo Paese può costituire un motivo di riflessione per tutti gli altri popoli del Continente aiutando ciascuno di essi, e l’intera compagine, a conservare e a ravvivare l’inestimabile patrimonio comune di valori umani e cristiani”. L’ingresso in Europa, insomma, è “logico, giusto e necessario”, anche se restano criticabili “il forte centralismo burocratico e l’astratta cultura razionalista” delle istituzioni europee. Tradotto: è positivo che la Croazia entri nella Ue, ma a patto che quest’ultima sia sempre di più portatrice di valori cristiani, che sono le vere fondamenta – nell’ottica della Chiesa – dell’Europa stessa.

Ma a che punto è la procedura di adesione di Zagabria? Fonti diplomatiche sostengono che i negoziati potrebbero concludersi addirittura entro questa settimana: ottenuto l’ok della Commissione europea, la palla passerebbe al Consiglio europeo, ovvero ai 27 capi di Stato o di governo dei Paesi membri, che si riuniranno il 23 e il 24 giugno. Se anche da loro arrivasse la “luce verde”, la Croazia potrebbe entrare ufficialmente nell’Unione nel luglio 2013. Naturalmente non è detto che le cose vadano così: dei 35 capitoli negoziali affrontati da Zagabria e dai Commissari europei, ne restano aperti quattro, riguardanti “sistema giudiziario e diritti fondamentali”, “concorrenza”, “disposizioni finanziarie e di budget” e generiche “altre questioni”. Avere il via libera su questi temi significherebbe dire che il Paese ha già un ordinamento allineato ai principi fondamentali della Ue: ma anche se le cose dovessero dilungarsi, la strada verso Bruxelles sembra comunque spianata.

L’Europa in cui entrerà la Croazia sarà “più cristiana” di quella attuale? Difficile dirlo. Riferendosi ai Paesi con cui si è scontrata durante la guerra degli anni ‘90, il presidente Ivo Josipovic ha detto: “Basandosi sulle sue radici cristiane, la Croazia moderna vuole essere generosa nel perdonare i suoi vicini”. Su questo concetto di cristianità, almeno a parole, tutti sono d’accordo. Di fatto, Bruxelles e Zagabria sembrano più vicine di quanto lo siano oggi Bruxelles e Roma.

Fonti: ilsole24ore.it, TMNews, Adnkronos

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Il 7 febbraio quattro bambini rom hanno perso la vita in un incendio a Roma (articolo21.org)

“Rom -4”. Basta questo slogan terrificante a spiegare il baratro che si apre in Italia quando si parla di rom. La scritta è apparsa a Roma dopo l’incendio che ha ucciso quattro bambini in un campo di periferia. La stupidità non si ferma neanche davanti a una strage. Neanche se a morire sono quattro piccole persone, le cui età sommate insieme non arrivano a 30 anni.

Ma si tratta proprio di stupidità? Chi gioisce di una tragedia simile lo fa solo per ignoranza? O c’è un retroterra culturale, un contesto che fa sentire autorizzati a compiere atti razzisti e disumani? Chi attacca i rom sa di prendere a bersaglio la parte più debole della società. La popolazione più denigrata dai mezzi di comunicazione, la gente a cui sono legati i luoghi comuni più resistenti. La gente più discriminata dalla politica. Non si contano le proposte di provvedimenti per limitare la libertà dei rom, ghettizzarli, “difendere” gli italiani dalla loro presunta predisposizione a delinquere.

Cesare Bossetti, consigliere regionale della Lega in Lombardia, non si è alzato durante il minuto di silenzio per la tragedia di Roma (radio-padania.com)

“Dobbiamo domandarci se una società più solidale e fraterna, più coerente nell’amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto”. Benedetto XVI ha parlato così di fronte a centinaia di rom e sinti, accorsi in piazza san Pietro per ascoltarlo. Sembrano parole di rito. E’ la conferma, magari simbolica, ma importante, della volontà di difendere gli esclusi, gli ultimi. E’ un richiamo alla solidarietà che forse cadrà nel vuoto, ma che andava fatto, di fronte alle urla fin troppo ascoltate di chi vorrebbe “espellerli tutti”.

“E’ più facile educare un cane che un rom”. Tiziana Maiolo, portavoce milanese di Futuro e libertà, si è dovuta dimettere in seguito a questa dichiarazione. Parole pronunciate proprio commentando la tragedia di Roma. L’abisso che separa un’idiozia simile dal rispetto per le vittime è quello che ci divide da una vera comprensione della questione rom.

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