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Posts Tagged ‘boicottaggio’

Una moschea in Kosovo (foto gardnergp, http://bit.ly/1kuY8rA)

Una moschea in Kosovo (foto gardnergp, http://bit.ly/1kuY8rA)

Tra pochi giorni il Kosovo vota per le elezioni politiche. Paradossalmente l’attenzione internazionale sembrava maggiore alle ultime amministrative, perché erano la prima consultazione dopo l’accordo europeo Pristina-Belgrado. Domenica si andrà alle urne per lo scioglimento anticipato del parlamento, e molti occhi restano puntati sulla minoranza serba.

I cittadini che ne fanno parte dovrebbero andare a votare, senza grosse operazioni di boicottaggio. Se sarà così, sarà una conferma del miglioramento del clima tra Serbia e Kosovo, di cui la prima però continua a non riconoscere l’indipendenza. Il ministro degli Esteri di Belgrado accusa Pristina di abusare dell’intesa raggiunta l’anno scorso a Bruxelles, parlando di mancato rispetto della promessa di unire i comuni serbi della regione in una comunità autonoma. Schermaglie diplomatiche o problemi di sostanza destinati a riaccendere lo scontro?

Il politico serbo-kosovaro Slobodan Petrovic dice che se l’affluenza sarà alta, la coalizione dei maggiori partiti che rappresentano la minoranza potrebbe conquistare 20 seggi su 120. Una compagine capace di creare problemi alla nuova maggioranza. Il motivo (o il pretesto) che ha spinto quella uscente a mollare è l’incapacità di approvare la costituzione di un esercito regolare, ancora assente a oltre sei anni dalla dichiarazione d’indipendenza. Gli ultimi atti della legislatura appena finita sono stati l’ok al proseguimento della missione europea in Kosovo e l’istituzione di un tribunale speciale su crimini di guerra e traffico d’organi.

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Un manifestante kosovaro sventola una bandiera albanese

Migliaia di agenti di polizia mobilitati, quasi nessun incidente. Gli osservatori internazionali giudicano positivamente le prime elezioni del Kosovo indipendente. Alle comunali di novembre ha votato il 45% dei cittadini chiamati alle urne: tre punti percentuali in più rispetto alle amministrative del 2006. Tutto si è svolto senza bisogno di coinvolgere direttamente l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Gli episodi di violenza, che si temevano dopo l’invito del governo serbo e della Chiesa ortodossa a disertare le urne, sono stati pochi e di scarsa gravità. I 13 mila soldati della Nato ancora presenti nel Paese sono rimasti nelle caserme.

“Il Kosovo è una parte integrante della Serbia e sempre lo sarà”. Vuk Jeremic, ministro degli Esteri di Belgrado, non aveva smorzato i toni alla vigilia del voto. L’indipendenza della provincia a maggioranza albanese, proclamata unilateralmente dal governo di Pristina nel febbraio 2008, non è mai stata accettata dalle autorità serbe. Al momento i Paesi membri dell’Onu che hanno riconosciuto il nuovo stato sono 63, Italia compresa. Nei prossimi mesi la Corte Internazionale di Giustizia dovrà pronunciarsi sulla legalità della secessione kosovara. La decisione che arriverà da L’Aja non sarà vincolante, ma orienterà le scelte di quei governi che ancora non hanno accettato lo strappo di Pristina.

Il primo ministro kosovaro Thaci insieme a George W. Bush

Dalle urne esce vincitore il Partito democratico del Kosovo del primo ministro Hashim Thaci, che al primo turno si assicura 5 comuni su 36 e conduce in altri 13 in attesa dei risultati del ballottaggio  del 13 dicembre. L’opposizione di Ramush Haradinaj (destinatario di uno dei pochi tentativi di attentato: gli artificieri Nato hanno disinnescato una bomba nel suo ufficio) si conferma leader in quattro municipalità minori, mentre non sfonda il miliardario Behgjet Pacolli, il “Berlusconi kosovaro”, conosciuto in Italia per essere stato il marito di Anna Oxa.

Dal 1999, anno in cui terminò la guerra del Kosovo, i serbi che abitano nella provincia – oggi 120 mila – non hanno mai voluto partecipare alle votazioni. Stavolta, invece, alcune migliaia di loro si sono recati alle urne. Qualcuno si è addirittura candidato. “Non si può lasciare tutto agli albanesi”, dice Momcilo Trajkovic, aspirante sindaco. La larghissima maggioranza dei serbi si rifiuta ancora di votare, ma il sabotaggio non è più visto come l’unico strumento di protesta. Una piccola vittoria per le neonate istituzioni kosovare.

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