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Luciano Benetton, presidente e fondatore del gruppo, composto da 55 società. Di queste, 40 hanno sede all'estero

Dopo la Fiat, la Benetton. Il gruppo industriale veneto starebbe per spostare una parte della sua produzione in Serbia: è la notizia portata alla luce dal Fatto Quotidiano, che cita come fonti la tv e il governo di Belgrado. Destinazione dell’investimento sarebbe Nis, cento chilometri a sud di Kragujevac, dove la Fiat produrrà la monovolume L0.

Con circa 290 mila abitanti, Nis è la terza città della Serbia. Qui è nato l’imperatore romano Costantino. E qui la Benetton dovrebbe rilevare l’area industriale dismessa dell’impresa tessile Niteks. Il condizionale è d’obbligo, perché l’accordo tra l’azienda italiana e il governo serbo non è ancora stato firmato. Belgrado chiede l’assunzione dei 600 dipendenti Niteks rimasti senza lavoro. Per ognuno di loro, è disposto a versare a Benetton una cifra compresa tra i 4 mila e i 10 mila euro.

Nis è all'incrocio tra le autostrade che connettono l'Asia Minore al Vecchio Continente. Una posizione strategica per Benetton

A operazione conclusa, dice il Fatto, quasi l’80% dei capi d’abbigliamento dell’azienda saranno prodotti all’estero. Un dato che fa impressione, soprattutto se paragonato alla quota di vendite del gruppo in Italia (il 45%), e che diventa inquietante, se accostato alle voci di licenziamenti che corrono negli stabilimenti di Ponzano e Castrette, in provincia di Treviso.

Perché anche Benetton va in Serbia? Per lo stesso motivo della Fiat: per risparmiare. Il gruppo torinese può dare agli operai di Kragujevac 400 euro, contro i 1.100-1.200 di chi lavora in Piemonte. L’azienda veneta non si comporterà diversamente. Del resto, nel Paese balcanico la paga media è di 80 euro. E a Nis nessuno farà un referendum. Chi non ha lavoro dice sempre di sì.

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