Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘crimini di guerra’

Una scritta contro la missione europea in Kosovo nella parte serba della città di Mitrovica (foto Adam Jones, http://bit.ly/1o0kLtT)

Una scritta contro la missione Ue in Kosovo nella città di Mitrovica (foto Adam Jones, http://bit.ly/1o0kLtT)

La task force istituita dalla Ue per indagare sulle violenze commesse in Kosovo dopo la fine della guerra ha raccolto prove contro alcuni ex “alti esponenti” dell’Esercito di liberazione di etnia albanese. Il procuratore capo del gruppo d’inchiesta ha detto che sarà formulato un atto d’accusa per crimini di guerra e contro l’umanità.

Il rapporto reso pubblico in questi giorni denuncia “una campagna di persecuzione diretta contro serbi, rom e altre minoranze […] e nei confronti di kosovari albanesi etichettati come ‘collaboratori’ dei serbi”. Si parla di omicidi, rapimenti, detenzioni illegali, violenze sessuali e distruzione di siti religiosi. Non ci sarebbero prove sufficienti, invece, su un altro aspetto di cui la task force doveva occuparsi: il traffico di organi descritto in un rapporto del Consiglio d’Europa del 2010, che avrebbe avuto come vittime dei prigionieri di guerra.

Non si sa chi siano le persone che potrebbero dover fronteggiare un’imputazione sulla base dei rapporto Ue. Secondo alcuni rischia di esserci Hashim Thaci, che faceva parte dell’Esercito di liberazione e oggi è uno dei politici più importanti del Paese. Due volte primo ministro, alle elezioni dello scorso giugno il suo partito è arrivato primo, ma non ha vinto, come disse Bersani del Pd dopo il voto italiano del 2013. Col risultato che ancora non si è riusciti a formare una maggioranza in parlamento.

Nelle prossime settimane questo Stato riconosciuto solo da parte della comunità internazionale dovrà confrontarsi con accuse su un passato doloroso, e rischia di doverlo fare senza un governo in carica. Va detto che la task force europea non mette in cattiva luce solo personaggi locali: i crimini di cui si parla sarebbero stati commessi senza che la missione comunitaria Eulex li impedisse. Una situazione che ne richiama alla mente altre, nei Balcani e non solo.

Read Full Post »

Un monumento all'Esercito di Liberazione del Kosovo nella città di Deçani (foto Kobac, http://bit.ly/1iavpZ2)

Monumento all’Esercito di Liberazione a Deçani, Kosovo ovest (foto Kobac, http://bit.ly/1iavpZ2)

In Kosovo nasce una corte per giudicare su crimini di guerra e traffico d’organi di cui si sarebbe macchiato l’Esercito di Liberazione durante il conflitto del 1998-99. Il parlamento ha approvato la costituzione di questo tribunale, motivata con una richiesta in questo senso da parte della comunità internazionale. Il primo ministro Thaci parla di “ingiustizia” da accettare per evitare conseguenze pesanti con partner come Stati Uniti e Unione europea.

Lo stesso Thaci faceva parte dell’Esercito di Liberazione, ed è tra le persone citate in un rapporto del Consiglio d’Europa del 2010, che punta il dito contro ex alti ufficiali e parte dell’attuale classe politica con accuse come tortura e traffico di droga e organi. Le vittime di quest’ultimo crimine sarebbero state prigionieri di guerra. A quanto pare molti parlamentari erano contrari all’istituzione di una corte speciale, anche perché potrebbe danneggiare l’immagine internazionale del Kosovo. Il sospetto è che alcuni tra gli oppositori abbiano semplicemente paura di essere condannati per il loro passato.

Chiedersi se creare un tribunale di questo tipo sia opportuno è comunque giusto. Sembra che sarà formato da giudici provenienti da vari Paesi, ma avrà sede a Pristina. Punire chi ha commesso crimini è ciò che la magistratura dovrebbe fare sempre e in ogni caso: se la corte speciale servirà ad assicurare alla giustizia chi finora l’ha fatta franca, sarà utile. Quali possono essere le conseguenze negative? In effetti è probabile che all’estero si tornerà a parlare di Kosovo, e non per motivi edificanti. L’area rischia di tornare all’attenzione dell’opinione pubblica globale per l’emergere di atrocità nascoste. Poi ci sono le ricadute “locali”. Andare a scavare tra gli orrori degli anni ’90 aumenterà la tensione sociale e politica?

Per la comunità internazionale, però, la domanda più interessante potrebbe essere un’altra. L’attività dei giudici influenzerà i rapporti tra Kosovo e Serbia? E come? Le loro relazioni sono migliorate nell’ultimo anno, e un ulteriore rasserenamento sarebbe una bella notizia per la stabilità di tutta la regione. Immaginiamo che a Belgrado piacerebbe veder condannare i responsabili di crimini contro i serbi. Ma come sarebbero accolte le sentenze a Pristina e dintorni? A questo interrogativo, come agli altri precedenti, è difficile dare risposta.

Read Full Post »

Serge Brammertz è alla guida del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia dal gennaio 2008

“È la dimostrazione che la Serbia non nasconde gli episodi oscuri della sua storia e si sforza di fare giustizia”. Vladimir Vukcevic è il capo della Procura speciale serba per i crimini di guerra. I suoi uomini, insieme alla polizia europea Eulex, hanno scoperto una fossa comune dove giacciono i resti di 250 kosovari di etnia albanese. Un evento che potrebbe impressionare favorevolmente Serge Brammertz, procuratore capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi), in visita a Belgrado per verificare lo stato della collaborazione con i giudici de L’Aja. Un suo giudizio positivo avvicinerebbe ulteriormente il Paese balcanico all’Unione europea.

I corpi sono stati trovati a Raska, 180 km a sud dalla capitale, vicino a una strada immersa nelle colline. Su di essi erano stati costruiti una casa e un piccolo parcheggio. Le spoglie appartengono a kosovari di etnia albanese, uccisi durante il conflitto degli anni ’90. “Sospettiamo che ci siano altre vittime sepolte in giro per la Serbia” dice Xhavit Beqiri, portavoce della presidenza della Republica kosovara. “Vittime di cui Belgrado è sempre stata a conoscenza ma che ha sempre negato, per ridurre la portata dei crimini commessi in Kosovo”.

A Raska sono stati trovati i corpi di 250 kosovari albanesi, uccisi dai serbi nel conflitto degli anni '90 (France24)

Eppure proprio il ritrovamento di qualche giorno fa potrebbe mettere in buona luce il Paese di Boris Tadic di fronte all’Europa. “Il procuratore vedrà personalmente che stiamo facendo tutto il possibile per aiutare i giudici de L’Aja”, assicura Vukcevic. Il 18 giugno Brammertz presenterà al Consiglio di sicurezza dell’Onu il rapporto semestrale sulla collaborazione della Serbia. Se decreterà il raggiungimento della “piena cooperazione”, cadrà l’ultimo ostacolo allo sblocco dell’Accordo di pre-adesione del Paese alla Ue, siglato nel 2008 e “congelato” da allora.

Alla fine del 2009 Tadic ha presentato la domanda ufficiale di ingresso nell’Unione. Gli scogli maggiori si chiamano Goran Hadzic e Ratko Mladic, i criminali di guerra serbi ancora ricercati dal Tribunale internazionale. Per catturarli c’è tempo fino all’inizio del 2012, quando scadrà il mandato dei magistrati de L’Aja. Già a metà del 2011 Belgrado potrebbe guadagnare lo status di candidato a Paese membro della Ue. Anche l’Olanda, sede del Tpi, fino a qualche mese fa irremovibile sulla necessità di catturare i latitanti prima di avviare le procedure, ora è su posizioni più concilianti. La marcia verso Bruxelles continua a ritmo costante. Ma i fantasmi che tormentano la Serbia, riemergendo dalle sue viscere come è avvenuto a Raska, non si sono ancora dissolti.

Read Full Post »

Il presidente serbo Boris Tadic. Nel 2006 andò a Srebrenica per testimoniare la volontà di Belgrado punire i colpevoli della strage

“Condanniamo nel modo più severo l’eccidio ed esprimiamo profonde condoglianze e scuse alle famiglie delle vittime, in quanto non è stato fatto abbastanza per prevenire la tragedia”. Ci sono voluti 15 anni, ma alla fine le istituzioni serbe hanno chiesto perdono per la strage di Srebrenica. Il documento approvato il 31 marzo dal parlamento non contiene la parola “genocidio”, ma può essere comunque un passo in avanti verso la riconciliazione tra i Paesi dell’area balcanica, oltre che una mossa strategica per accelerare l’ingresso della Serbia nell’Unione europea.

La risoluzione sullo sterminio del 1995 è stata votata da 127 parlamentari su 173. La sostenevano democratici e socialisti, convinti che fosse un atto necessario per avvicinarsi a Bruxelles, mentre la destra avrebbe voluto che nello stesso testo si citassero anche le violenze subite dai serbi. Una “parificazione della memoria” che invece verrà affidata a una seconda dichiarazione, all’esame dell’assemblea nazionale tra pochi giorni. La scelta di parlare di “eccidio” – anziché di “genocidio” – nasce anche da questo quadro politico, che avrebbe impedito di trovare l’accordo su una condanna più netta del massacro. Il compromesso raggiunto dai partiti “europeisti” non convince totalmente né i serbi di Bosnia (“può essere usato dagli altri per dissimulare le proprie colpe”, dice il premier Milorad Dodik) né i familiari delle vittime di Srebrenica, secondo cui “genocidio” è l’unica parola giusta per riferirsi alla strage. Per l’Alto rappresentante Ue Catherine Ashton e il commissario europeo all’Allargamento Stefan Fuele, invece, il voto del 31 marzo è un fatto positivo, “importante per il Paese” e per la “stabilità dell’intera regione balcanica”.

Il cartello di ingresso a Srebrenica (in caratteri cirillici). Il 12 luglio '95 fu uno dei giorni in cui vennero uccisi circa 8 mila musulmani

A Srebrenica, nel luglio 1995, vennero uccisi circa 8 mila musulmani: un “genocidio” per il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, che nel 2007 ha comunque assolto lo Stato serbo da responsabilità dirette. Secondo i giudici de L’Aja, l’eccidio non fu causato da ordini “dall’alto”, ma solo dalla crudeltà di criminali come i leader dei serbi di Bosnia Ratko Mladic e Radovan Karadzic. Il primo, ancora latitante, è l’ostacolo principale sulla strada tra Belgrado e Bruxelles: la sua cattura è una delle condizioni poste dalle istituzioni europee per l’ammissione della Serbia nell’Unione. Il secondo è stato arrestato il 21 luglio 2008 e sta facendo di tutto per rallentare il processo a suo carico, consapevole che il mandato dei magistrati olandesi scadrà nei primi mesi del 2012. Proprio ieri il Tribunale ha respinto la sua richiesta di riprendere le udienze a giugno, fissando la prossima sessione per il 13 aprile. “Vogliamo trovare i responsabili della strage di Srebrenica, in particolare il generale Mladic”, ha ribadito in questi giorni il presidente serbo Boris Tadic, che il 22 dicembre scorso ha presentato la domanda di adesione alla Ue. Se alle parole seguiranno i fatti, Belgrado potrebbe finalmente dimostrare non solo il desiderio di entrare in Europa, ma anche la volontà di affrontare onestamente le ombre del proprio passato.

Read Full Post »