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Posts Tagged ‘dinamo zagabria’

La funicolare che collega città alta e città bassa: con i suoi 66 metri di lunghezza, è una delle funicolari più piccole - e più caratteristiche - del mondo

Dalla costa sono 160 km, quasi due ore di macchina. Sarà per questo che molti turisti italiani snobbano Zagabria. Eppure di ragioni per avventurarsi nell’entroterra croato, raggiungendo la capitale, ce ne sarebbero molte. Le strade del centro, con i loro caffè, il verde dei parchi, come il giardino botanico di via Mihanovićeva, l’atmosfera delle piazze, come la centralissima Ban Jelacic, valgono senz’altro lo sforzo di una deviazione lontano dalle mete turistiche disseminate lungo l’Adriatico.

Zagabria è la città più popolata della Croazia: circa 700 mila abitanti, che arrivano a 1 milione e 200 mila se si considera tutta l’area metropolitana. Le ragioni di tanta densità di popolazione sono evidenti: nella capitale il tasso di disoccupazione è la metà di quello nazionale. Chi vive a Zagabria, insomma, ha buone possibilità di avere un lavoro. La stragrande maggioranza (oltre il 90%) dei residenti è croata, e dunque cattolica. La minoranza più consistente, quella serba, non supera il 3%.

Stadio Maksimir, 13/5/90. I tifosi di Dinamo Zagabria e Stella Rossa Belgrado si scontrano furiosamente: è un assaggio del furore nazionalista che divamperà di lì a pochi mesi

I “confini” di Zagabria sono naturali. A sud c’è la Sava, il grande fiume che nasce in Slovenia e si immette nel Danubio a Belgrado. A nord c’è il monte Medvednica, che vale assolutamente un’escursione di qualche ora. L’area di Medvednica, che raggiunge l’altezza massima di 1.033 metri, è in gran parte un parco naturale: quasi 230 chilometri quadrati, di cui oltre il 60% coperto di foreste. Arrivati in vetta, si può visitare l’antica fortezza di Medvedgrad, e soprattutto si può ammirare dall’alto la capitale: uno spettacolo che ripaga ampiamente la fatica della salita.

Durante la seconda guerra mondiale, la città fu capitale dello Stato indipendente di Croazia, sotto la guida del massacratore Ante Pavelic, leader degli ustascia che sterminarono decine di migliaia di serbi, ebrei, rom, ortodossi e comunisti. Oggi chi visita il cimitero monumentale di Mirogoj trova in bella mostra l’enorme tomba di Franjo Tudjman, il presidente-dittatore che negli anni ’90 avrebbe voluto spartirsi la Bosnia con il “collega” serbo Slobodan Milosevic. Per fortuna, la storia di Zagabria non è solo questa. E soprattutto, il suo presente è ben meno cupo. Basta percorrere i 160 km che la separano dalla costa, e godere delle sue bellezze, per capirlo.

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Il Bayern Monaco di Olic ha eliminato Juventus e Fiorentina dalla Champions. Ora il bomber croato proverà ad affossare l'Inter nella finale di Madrid

A 17 anni fece un provino con l’Inter. I nerazzurri lo scartarono. Il 22 maggio se lo troveranno di fronte nella finale di Champions League: Ivica Olic è l’attaccante più temuto da Josè Mourinho. Nato 30 anni fa in Croazia, a Slavonski Brod, il centravanti del Bayern Monaco ha già punito più volte il calcio italiano: la sua storia ci riguarda più da vicino di quanto si potrebbe pensare.

Olic muove i primi passi da professionista nel Marsonia, la squadra della sua città. Esordisce nel 1996, ma le prime reti arrivano un anno dopo: 9 gol nella stagione 97/98, 8 reti in 9 partite nella prima parte del campionato successivo. Lo nota l’Hertha Berlino, che lo porta in Germania ma lo fa scendere in campo solo due volte. Ivica torna a casa dopo pochi mesi: il tempo gli darà ragione. Tra 2000 e 2002 realizza 38 gol: 17 con la maglia del Marsonia,  21 con quella dell’NK Zagabria. Grazie alle sue reti la squadra della capitale vince il primo (e finora unico) titolo nazionale della sua storia.

Il 2002 è l’anno fortunato di Olic. Nominato miglior calciatore croato, viene convocato in Nazionale per i Mondiali in Giappone e Corea del Sud. La sua presenza non passa inosservata ai tifosi italiani: è suo il gol del pareggio nella sfida che vede la selezione azzurra battuta per 2-1. La squadra di Trapattoni, passata in vantaggio con Vieri, verrà affossata dalla rete di un altro “italiano”: l’ex ala del Perugia Milan Rapaic. Al termine del torneo Ivica cambia nuovamente club, ma non città: lo acquista la Dinamo Zagabria, con cui segnerà 16 gol in 27 partite.

Con la maglia della Nazionale croata Olic ha segnato 13 gol in 69 partite

Ormai Olic è pronto per lanciarsi nel calcio che conta: nel 2003 approda al CSKA Mosca, dove resta per 4 anni. Coi russi vince il suo primo trofeo internazionale, la Coppa Uefa 2004-05, dando un altro dispiacere all’Italia: dopo aver eliminato i “vicini” del Partizan Belgrado, Ivica e compagni sconfiggono il Parma in semifinale. E’ ancora lontana, però, la gloria della Champions League, che lo attende in Germania cinque anni dopo: passato il confine tedesco nel 2006, quando viene acquistato dall’Amburgo, dovrà aspettare tre stagioni prima di fare l’ultimo salto, che lo porterà in uno dei maggiori club del calcio mondiale.

A 29 anni, dopo aver partecipato a due Mondiali (2002 e 2006) e due Europei (2004 e 2008), Olic firma un contratto triennale col Bayern Monaco. Ancora una volta fa uno sgambetto all’Italia: il suo arrivo toglie spazio a Luca Toni, che a metà stagione verrà ceduto alla Roma. Ivica disputa una buona stagione, segnando spesso soprattutto in Champions: una rete alla Juventus nel girone eliminatorio, due al Manchester United nei quarti di finale, addirittura tre nella semifinale di ritorno col Lione. Tra due settimane proverà a fare l’ennesimo dispetto all’Italia, il più clamoroso: soffiare la coppa all’Inter, che lo snobbò quando era agli esordi. I tifosi nerazzurri hanno una ragione in più per fare gli scongiuri.

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