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Tra gennaio e agosto il numero di multe legate ai pedaggi sloveni è sceso di circa il 15% (foto Chriszwolle, http://bit.ly/1kea6Vb)

Tra gennaio e agosto il numero di multe legate ai pedaggi sloveni è sceso del 15% rispetto allo stesso periodo 2012 (foto Chriszwolle, http://bit.ly/1kea6Vb)

Non sempre le vignette fanno ridere. A volte fanno arrabbiare: è il caso della Slovenia, dove la parola che a noi fa venire in mente i fumetti si riferisce al ticket necessario per viaggiare in autostrada. Da gennaio scattano forti aumenti per le macchine e soprattutto per i mezzi commerciali. Facile immaginare che dietro ci sia la crisi economica, che ha colpito duramente il Paese.

La vignetta può essere settimanale, mensile, semestrale o annua. In quest’ultimo caso gli automobilisti pagheranno 110 euro contro i 95 attuali. La novità più pesante riguarda i veicoli commerciali leggeri: il pedaggio raddoppia passando a 220 euro. Per le macchine non cambiano i costi dei bollini mensili (30) e settimanali (15); per le moto salgono leggermente quelli annuali e semestrali.

Secondo il quotidiano di Lubiana Dnevnik le autostrade slovene si apprestano a diventare le più care d’Europa per camion e simili. I rincari potrebbero spiegarsi anche con lo scarso funzionamento dei controlli elettronici al casello, che devono verificare se sul vetro del mezzo c’è la vignetta (e che non sia scaduta). Chi fa il furbo rischia una multa di 300 euro. A gestire tutto è la società pubblica Dars, che stimerebbe di incassare diverse decine di milioni in più grazie agli aumenti.

Il ticket è richiesto sia a chi vive in Slovenia che a chi arriva dall’estero. Il sistema è entrato in vigore nel 2008, causando proteste dalla Croazia, legate al timore che il pedaggio avrebbe spaventato i turisti. Ora però anche Zagabria starebbe pensando di introdurre le vignette. Cinque anni fa la crisi non c’era. Adesso sì, e anche nei Balcani si sente.

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Carla Del Ponte è nata in Svizzera 64 anni fa

Carla Del Ponte è nata in Svizzera 64 anni fa (digilander.libero.it)

“Ratko Mladic si nasconde in Serbia”. Ne è convinta Carla Del Ponte, procuratore del Tribunale internazionale de L’Aja sull’ex Jugoslavia dal 1999 al 2007. “Solo là può ancora godere della protezione dei tanti amici e sostenitori che ha”, ha detto al quotidiano serbo Dnevnik.

Capo di stato maggiore dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia durante la guerra, Mladic è accusato di genocidio: nel luglio 1995 diresse la strage di 8 mila musulmani nell’enclave bosniaca di Srebrenica. Da quindici anni è latitante, mentre il suo sodale Radovan Karadzic, comandante in capo delle stesse forze armate, è stato arrestato nel 2008 ed è sotto processo a L’Aja.

La cattura di Mladic, oltre a fare giustizia per i familiari delle vittime, avvicinerebbe la Serbia all’Unione europea: la Del Ponte si dice sicura della “vera volontà politica” di Belgrado di trovare il massacratore, ma pensa anche che il governo abbia “il problema di individuare il momento giusto”. Difficile dire se l’ex procuratore intenda “il momento giusto per riuscire a catturarlo” o “il momento giusto per avere vantaggi politici dalla cattura”.

Il massacratore di Srebrenica Ratko Mladic con la moglie Bosa durante la guerra (rts.rs)

C’è chi è certo del Paese in cui si trova Mladic, e chi è sicuro che sia morto: è il caso della moglie Bosa, che insiste nel chiedere alle autorità di dichiararlo deceduto per mettere le mani sulle sue proprietà e sulla sua pensione. “Se fosse vivo, si sarebbe messo in contatto con noi”, ha ribadito a inizio aprile la signora Mladic, arrestata nel giugno 2010 per possesso illecito di armi.

In realtà le probabilità che Mladic sia vivo sono molte, e Belgrado avrebbe tutto da guadagnare da una sua consegna al Tribunale de L’Aja. Certo, rimangono le resistenze degli ultranazionalisti, di chi protesta contro la “persecuzione” del generale, di chi lo protegge per fedeltà o opportunismo. Ma il governo serbo sa che deve superare questi ostacoli se vuole entrare in Europa. E ha tutti i mezzi per poterlo fare.

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