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La polizia kosovara è stata inviata al confine per bloccare le merci serbe (albeu.com)

Sembrava andare tutto bene. Dopo Karadzic e Mladic, Belgrado è riuscita a catturare – e a consegnare al tribunale de L’Aja – anche Goran Hadzic, il terzo “pesce grosso” ricercato dai giudici olandesi. Se a questo si aggiunge il dialogo con il Kosovo, iniziato lo scorso marzo dopo tre anni di gelo, la strada della Serbia verso l’Unione europea sembrava spianata. Ma proprio quando gli ostacoli più grossi parevano superati, è arrivata la notizia che il presidente Boris Tadic non avrebbe mai voluto sentire: ci sono tensioni al confine tra Serbia e Kosovo.

Intorno alle dieci di ieri sera il governo di Pristina ha inviato l’unità speciale di polizia “Rosa” alla frontiera nord, per applicare il blocco delle merci provenienti dalla (ex) madrepatria, deciso la scorsa settimana. I militari si sono scontrati con i cittadini serbi, ancora in maggioranza nella parte settentrionale del Paese, che si sono riversati nelle strade per fermarli. Un poliziotto sarebbe rimasto colpito da una granata, altri tre avrebbero riportato ferite causate dal lancio di pietre. Difficile dire cosa sia accaduto davvero, ma una cosa è certa: il clima nella regione è peggiorato bruscamente, e Belgrado e Pristina rischiano di allontanarsi di nuovo.

Borislav Stefanovic, capo dei negoziatori serbi con Pristina: "Abbiamo sentito che la polizia kosovara ha sparato alla nostra gente" (politika.rs)

“Vigileremo al fine di evitare ogni violenza, ma non ci sarà alcun ritiro dei militari”, ha detto il ministro degli Interni kosovaro Bajram Rexhepi. “Ogni iniziativa unilaterale rischia di minare completamente il processo di dialogo tra Belgrado e Pristina”, ha avvertito il serbo Tadic. Dalla parte di Belgrado c’è anche Bruxelles: secondo un portavoce di Catherine Ashton, Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea “l’operazione compiuta dalle autorità kosovare non è utile e non si è consultata né con l’Ue, né con la comunità internazionale”.

La prima preoccupazione, naturalmente, riguarda le vite umane: le possibilità che la tensione degeneri in violenze pesanti non dovrebbero essere molte, ma il solo fatto che si torni a ipotizzare uno scontro fisico (oltre che diplomatico) tra serbi e kosovari è un grande passo indietro rispetto agli ultimi mesi. Dalla pacificazione tra Serbia e Kosovo non passa solo l’ingresso di Belgrado in Europa: la distensione favorita dal dialogo iniziato a marzo è di aiuto alla stabilità di tutta l’area balcanica. Che vive con ansia questo nuovo strappo nella (fragile) tela dell’ex Jugoslavia.

Fonti: TMNews, repubblica.it, agvnews.it

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