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Posts Tagged ‘jankovic’

Il parlamento sloveno (foto Orwell523, http://bit.ly/1m88Mqa)

Il parlamento sloveno, costruito negli anni ’50 (foto Orwell523, http://bit.ly/1m88Mqa)

Domenica prossima gli sloveni saranno chiamati al voto per le politiche. Tutti i sondaggi danno in vantaggio il giurista Milo Cerar, che ha appena fondato un partito di centrosinistra. Le europee di fine maggio, però, sono state vinte dalla fazione opposta, e in particolare dalla formazione di Janez Jansa, ex capo del governo finito in carcere a giugno.

La storia recente di Lubiana somiglia a quella di Roma, almeno apparentemente. Parliamo di crisi economica, voci sulla possibile richiesta di aiuti internazionali (più insistenti nell’ex Paese jugoslavo che non in Italia), opinione pubblica irritata dalla corruzione politica, governi che durano appena un anno. L’ultimo a cadere è stato quello di Alenka Bratusek, prima donna a guidare la Slovenia, abbattuta da una faida interna al suo centrosinistra.

Forse è per questo che il voto comunitario ha premiato la destra di Jansa, nonostante i problemi giudiziari del suo leader. Condannato a due anni per corruzione, un paio di settimane fa è finito nello stesso carcere in cui era dovuto entrare a fine anni ’80: allora però il motivo era il possesso di un documento riservato, fatto sgradito al regime comunista. Secondo diversi sondaggi al momento il partito di Jansa sarebbe tra il 13 e il 15%, secondo dopo il 15-19% di Cerar. Tutti gli altri sarebbero sotto il 10%.

L’esito delle elezioni sembra comunque una grossa incognita, legata anche all’astensionismo: alle europee ha votato solo uno su quattro tra gli aventi diritto. La politica slovena pare messa male, come l’economia, e il prossimo primo ministro dovrà lavorare duro se vorrà cambiare davvero le cose. Per ora l’impressione è quella di un circolo vizioso: l’uomo che ha tolto la sedia a Bratusek, Zoran Jankovic, era tra i bersagli dei cortei anti-corruzione a cavallo tra fine 2012 e inizio 2013.

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Il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e il capo di Stato sloveno Borut Pahor (foto President of the European Council, http://bit.ly/R7HqWA)

Il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e il capo di Stato sloveno Borut Pahor (foto President of the European Council, http://bit.ly/R7HqWA)

Confina con l’Italia, e politicamente sembra somigliarle. La Slovenia si avvia a cambiare di nuovo governo, a poco più di un anno dalla nascita dell’ultimo. Anche a Lubiana, come è successo pochi mesi fa a Roma, l’instabilità è causata da una sfida interna al centrosinistra. Al posto di Enrico Letta c’è l’attuale primo ministro Alenka Bratusek; il ruolo di Matteo Renzi tocca a Zoran Jankovic, sindaco di Lubiana.

Pochi giorni fa c’è stato il congresso di Slovenia Positiva, partito di Bratusek e Jankovic. Il secondo ha battuto la prima, che ha reagito stracciando la tessera e portando con sé metà gruppo parlamentare. La stessa Bratusek ha ammesso che ora il governo non potrà andare avanti a lungo. Quindi elezioni, che al più tardi dovrebbero tenersi subito dopo l’estate. L’attuale primo ministro era subentrato a Janez Jansa, uomo di centrodestra, abbattuto da proteste di piazza e dalla crisi economico-finanziaria. Pochi giorni fa è stato condannato a due anni di carcere per corruzione. Il possibile nuovo leader di governo, Zoran Jankovic, aveva già provato a conquistare quel posto a inizio 2012, ma non era riuscito a ottenere la maggioranza in parlamento. Un anno dopo accuse di corruzione lo avevano costretto a lasciare a Bratusek la presidenza del partito.

Recuperata la guida di Slovenia Positiva, Jankovic sembra puntare anche a quella del governo. A differenza di Renzi, probabilmente dovrà passare dalle urne, perché le altre formazioni politiche della maggioranza avevano detto che l’avrebbero lasciata se la “staffetta” si fosse concretizzata. Tutto questo avviene in un Paese in crisi, in cui da anni si parla di una possibile richiesta di aiuti internazionali. I manifestanti che contribuirono ad affossare Jansa protestavano per lo stato dell’economia e la diffusione della corruzione. Le manovre di potere in corso a Lubiana non fanno sperare che in questi due ambiti saranno fatti presto passi avanti.

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Gli interisti serbi Dejan Stankovic e Zdravko Kuzmanovic (Eurosport)

Dejan Stankovic e Zdravko Kuzmanovic: entrambi centrocampisti, interisti, serbi (Eurosport)

Un campionato serbo. Si potrebbe definire così – in ottica ex-jugoslava – la serie A di quest’anno. Chiuso il mercato invernale tre settimane fa, da qui a fine stagione potremo vedere sui nostri campi 35 giocatori provenienti dai Paesi che componevano la Repubblica Socialista di Tito. Il primato spetta appunto alla Serbia: 13 calciatori, oltre un terzo del totale. Seguono Slovenia (9), Croazia (5), Montenegro (4), Bosnia (3) e Macedonia (1).

La squadra più ex-jugoslava, manco a dirlo, è l’esterofila Inter. Due sloveni (i portieri Handanovic e Belec), un croato (il neo-acquisto Kovacic) e due serbi (Stankovic e Kuzmanovic). Secondo posto per la Fiorentina, con due montenegrini (Jovetic e Savic) e due serbi (Tomovic e Ljajic). Terza piazza a pari merito per Atalanta e Torino: la prima con due croati (Livaja e Budan) e un serbo (Radovanovic), il secondo con uno sloveno (Birsa), un serbo (Stevanovic) e un montenegrino (Bakic).

Con i calciatori serbi che giocano in Italia si potrebbe formare una vera e propria squadra, ricca a centrocampo e un po’ rattoppata in difesa e attacco. In porta Brkic (Udinese); dietro Basta (Udinese), Tomovic (Fiorentina) e Cosic (Pescara); in mezzo Stevanovic (Torino), Kuzmanovic e Stankovic (Inter), Radovanovic (Atalanta) e Krsticic (Sampdoria); davanti Ljajic (Fiorentina) e Jankovic (Genoa). Non proprio un undici da scudetto, ma nemmeno da retrocessione. Le stelle ex-jugoslave nel nostro Paese, comunque, sono distribuite abbastanza equamente tra i vari Stati: detto di Handanovic e Stankovic, ricordiamo Pjanic (Bosnia/Roma), Pandev (Macedonia/Napoli) e i montenegrini Jovetic (Fiorentina) e Vucinic (Juventus). Sei giocatori che frequentano la parte alta della classifica. E che potrebbero essere decisivi per gli obiettivi delle loro squadre.

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Il primo ministro sloveno Jansa (nekdanji-pv.gov.si)

Il primo ministro sloveno Janez Jansa, 54 anni (nekdanji-pv.gov.si)

Il governo sloveno vacilla, e presto il Paese potrebbe tornare al voto. A minacciare la poltrona del primo ministro di centrodestra Jansa sono alcuni dei suoi stessi alleati, che ne vogliono le dimissioni. La Commissione statale anti-corruzione gli rinfaccia un patrimonio aumentato “inspiegabilmente” di 210mila euro e l’acquisto di un appartamento finanziato anche con fondi di provenienza poco chiara. Lui respinge le accuse e prova a resistere, mentre in piazza continuano le proteste anche contro gli scandali politici.

Janez Jansa guida il suo partito dal 1993. E’ stato primo ministro dal 2004 al 2008, ed è tornato a esserlo circa un anno fa. L’alleato che vuole più esplicitamente mandarlo a casa è Gregor Virant, che fece parte del suo primo governo e oggi è presidente del parlamento. Altri due partiti di coalizione, Popolari e Pensionati, sarebbero pronti a scaricare Jansa. Possibile che si torni alle urne, ma anche che si formi un governo tecnico, in un periodo che ricorda un po’ – almeno superficialmente – quello in cui Monti divenne capo del governo in Italia. Disoccupazione, titoli di Stato sotto pressione, instabilità politica: e crisi, che porta a ipotizzare la richiesta di aiuti internazionali, e spinge molte persone a manifestare contro chi usa le cariche pubbliche per i propri interessi personali.

Le proteste hanno iniziato a “fare notizia” nell’ultima parte del 2012, a partire dal caso di Maribor, vicino al confine austriaco, dove un caso di corruzione ha portato il sindaco alle dimissioni. In questo contesto si sono tenute le elezioni presidenziali, con l’affluenza più bassa di sempre, a prova di una sfiducia crescente nella politica. La Commissione che accusa Jansa mette nel mirino anche Zoran Jankovic, sindaco della capitale Lubiana, in una serie di scandali che ricorda – di nuovo – l’Italia. Da noi si voterà a fine febbraio. Poco dopo potrebbe toccare agli sloveni.

FONTI: Il Piccolo, Osservatorio Balcani e Caucaso

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