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Posts Tagged ‘jansa’

Alenka Bratusek ed Enrico Letta quando guidavano Slovenia e Italia. Pochi mesi fa (foto Bled Strategic Forum)

Alenka Bratusek ed Enrico Letta quando guidavano Slovenia e Italia. Pochi mesi fa (foto Bled Strategic Forum, http://bit.ly/1jpMrk5)

La Slovenia si avvia a essere guidata da un nuovo governo di centrosinistra. Ieri il presidente della Repubblica ha iniziato le consultazioni in seguito alle elezioni di luglio, vinte dal giurista Miro Cerar con quasi il 35%. Il suo partito è stato fondato poche settimane prima del voto, ma è riuscito a sbaragliare tutti in un panorama politico a pezzi: da una parte la litigiosità della sinistra che ha portato alla caduta dell’ultimo esecutivo, dall’altra la destra aggrappata a un leader in carcere.

A Cerar basterebbero il sostegno della propria formazione e quello dei Pensionati, nelle cui fila milita il ministro degli Esteri uscente. Già così si avrebbe una maggioranza di 46 seggi su 90, a cui potrebbero aggiungersi i 6 dei Socialdemocratici e i 4 del partito di Alenka Bratusek, primo ministro affossato pochi mesi fa. Cosa chiederanno gli alleati per assicurare il loro appoggio? L’ex leader del governo sembra puntare a una poltrona nella nuova commissione europea, mentre le pretese dei Pensionati rischiano di essere più problematiche.

Il Paese è in crisi economica da anni, da anni si parla di possibili aiuti internazionali, e si predica austerità con l’obiettivo dichiarato di uscire dal tunnel. Se Cerar vorrà tagliare la previdenza per volontà propria, o se glielo chiederà l’Unione europea, la formazione politica che rappresenta gli anziani potrebbe mollarlo. Chi all’opposizione ci sarà praticamente di sicuro è il centrodestra di Janez Jansa, anche lui ex primo ministro, condannato per corruzione. Non farà parte della maggioranza neanche Sinistra unita, sostenitrice del greco Tsipras.

L’investitura del parlamento al nuovo governo è attesa tra dieci giorni. Cerar dovrà gestire una vittoria arrivata con una bassa affluenza, dopo anni in cui gli scandali politici di corruzione hanno causato proteste di piazza che sono durate mesi. Nel volto nuovo del giurista molti cittadini potrebbero aver visto la possibilità di un cambiamento morale. È invece difficile, almeno per il momento, pensare a un importante mutamento di linea sul fronte economico, forse il principale terreno di fallimento della politica slovena recente.

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Il parlamento sloveno (foto Orwell523, http://bit.ly/1m88Mqa)

Il parlamento sloveno, costruito negli anni ’50 (foto Orwell523, http://bit.ly/1m88Mqa)

Domenica prossima gli sloveni saranno chiamati al voto per le politiche. Tutti i sondaggi danno in vantaggio il giurista Milo Cerar, che ha appena fondato un partito di centrosinistra. Le europee di fine maggio, però, sono state vinte dalla fazione opposta, e in particolare dalla formazione di Janez Jansa, ex capo del governo finito in carcere a giugno.

La storia recente di Lubiana somiglia a quella di Roma, almeno apparentemente. Parliamo di crisi economica, voci sulla possibile richiesta di aiuti internazionali (più insistenti nell’ex Paese jugoslavo che non in Italia), opinione pubblica irritata dalla corruzione politica, governi che durano appena un anno. L’ultimo a cadere è stato quello di Alenka Bratusek, prima donna a guidare la Slovenia, abbattuta da una faida interna al suo centrosinistra.

Forse è per questo che il voto comunitario ha premiato la destra di Jansa, nonostante i problemi giudiziari del suo leader. Condannato a due anni per corruzione, un paio di settimane fa è finito nello stesso carcere in cui era dovuto entrare a fine anni ’80: allora però il motivo era il possesso di un documento riservato, fatto sgradito al regime comunista. Secondo diversi sondaggi al momento il partito di Jansa sarebbe tra il 13 e il 15%, secondo dopo il 15-19% di Cerar. Tutti gli altri sarebbero sotto il 10%.

L’esito delle elezioni sembra comunque una grossa incognita, legata anche all’astensionismo: alle europee ha votato solo uno su quattro tra gli aventi diritto. La politica slovena pare messa male, come l’economia, e il prossimo primo ministro dovrà lavorare duro se vorrà cambiare davvero le cose. Per ora l’impressione è quella di un circolo vizioso: l’uomo che ha tolto la sedia a Bratusek, Zoran Jankovic, era tra i bersagli dei cortei anti-corruzione a cavallo tra fine 2012 e inizio 2013.

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A destra l'ex primo ministro sloveno Jansa (foto European People's Party, http://bit.ly/1ryPA8o)

A destra l’ex primo ministro sloveno Janez Jansa (foto European People’s Party, http://bit.ly/1ryPA8o)

Un elettore su quattro. Nei due Stati ex-jugoslavi che fanno parte dell’Unione europea l’affluenza al voto per Bruxelles è stata intorno al 25%, molto più bassa della media continentale (43%). Sia in Slovenia che in Croazia hanno vinto i conservatori.

Zagabria è entrata nella Ue meno di un anno fa, ma la scarsa partecipazione alla consultazione sembra confermare la mancanza di entusiasmo dei suoi cittadini nei confronti dell’Europa. L’Unione Democratica Croata ha dato 12 punti ai partiti governativi: il centrodestra ha preso il 41%, contro il 29% messo insieme da socialdemocratici e liberali. Molto bene una nuova formazione ecologista, guidata da una ex ministra fuoriuscita dai socialdemocratici. Il suo 9,5% la pone davanti alla destra euroscettica, poco sotto il 7%. In tutto Zagabria manderà a Strasburgo 12 parlamentari.

In Slovenia le europee precedono di poco le politiche anticipate, in programma a luglio. Il grande vincitore della tornata appena conclusa è l’Sds, partito conservatore guidato da Janez Jansa, ex capo del governo condannato ad aprile per corruzione. In estate si tornerà alle urne per una faida interna al centrosinistra, punito dal voto comunitario: Slovenia Positiva, formazione del primo ministro dimissionario Bratusek, non è arrivata nemmeno al 7%.

In entrambi i Paesi un elemento centrale è la crisi economica. Per Lubiana si parla da molti mesi di possibili aiuti internazionali. Zagabria è in recessione da sei anni: a fine 2014 il pil potrebbe scendere di quasi un punto. Gli elettori dei due Stati hanno fatto capire di non credere che l’Europa possa aiutarli a risollevarsi.

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Il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e il capo di Stato sloveno Borut Pahor (foto President of the European Council, http://bit.ly/R7HqWA)

Il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy e il capo di Stato sloveno Borut Pahor (foto President of the European Council, http://bit.ly/R7HqWA)

Confina con l’Italia, e politicamente sembra somigliarle. La Slovenia si avvia a cambiare di nuovo governo, a poco più di un anno dalla nascita dell’ultimo. Anche a Lubiana, come è successo pochi mesi fa a Roma, l’instabilità è causata da una sfida interna al centrosinistra. Al posto di Enrico Letta c’è l’attuale primo ministro Alenka Bratusek; il ruolo di Matteo Renzi tocca a Zoran Jankovic, sindaco di Lubiana.

Pochi giorni fa c’è stato il congresso di Slovenia Positiva, partito di Bratusek e Jankovic. Il secondo ha battuto la prima, che ha reagito stracciando la tessera e portando con sé metà gruppo parlamentare. La stessa Bratusek ha ammesso che ora il governo non potrà andare avanti a lungo. Quindi elezioni, che al più tardi dovrebbero tenersi subito dopo l’estate. L’attuale primo ministro era subentrato a Janez Jansa, uomo di centrodestra, abbattuto da proteste di piazza e dalla crisi economico-finanziaria. Pochi giorni fa è stato condannato a due anni di carcere per corruzione. Il possibile nuovo leader di governo, Zoran Jankovic, aveva già provato a conquistare quel posto a inizio 2012, ma non era riuscito a ottenere la maggioranza in parlamento. Un anno dopo accuse di corruzione lo avevano costretto a lasciare a Bratusek la presidenza del partito.

Recuperata la guida di Slovenia Positiva, Jankovic sembra puntare anche a quella del governo. A differenza di Renzi, probabilmente dovrà passare dalle urne, perché le altre formazioni politiche della maggioranza avevano detto che l’avrebbero lasciata se la “staffetta” si fosse concretizzata. Tutto questo avviene in un Paese in crisi, in cui da anni si parla di una possibile richiesta di aiuti internazionali. I manifestanti che contribuirono ad affossare Jansa protestavano per lo stato dell’economia e la diffusione della corruzione. Le manovre di potere in corso a Lubiana non fanno sperare che in questi due ambiti saranno fatti presto passi avanti.

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Per la prima volta nella storia slovena il capo del governo potrebbe essere una donna: Alenka Bratusek (srb.time.mk)

Per la prima volta il primo ministro sloveno potrebbe essere una donna: Alenka Bratusek (srb.time.mk)

La battaglia è finita. Janez Jansa, primo ministro sloveno, è stato sfiduciato dal parlamento. Ha resistito per settimane, respingendo le richieste di dimissioni che arrivavano in particolare dalle piazze, piene di manifestanti da mesi. Protestano contro l’austerità, la corruzione, la cattiva politica, la crisi: quella crisi che ha avuto un peso determinante nell’affossare il conservatore Jansa, e che lui stesso lascia in eredità a chi prende il suo posto.

Per la prima volta nella storia del Paese il capo del governo incaricato è una donna. Alenka Bratusek, leader del partito di centrosinistra Slovenia Positiva, deve riuscire a formare un esecutivo entro due settimane, altrimenti si andrà al voto. Se riuscirà a evitare le elezioni, il nuovo primo ministro si troverà ad affrontare difficoltà economiche pesanti: disoccupazione al 12% (come l’Italia) e banche sull’orlo del collasso, tanto che il governo ha dovuto varare un piano di emergenza che prevede una ricapitalizzazione da 4 miliardi.

Lo schema con cui gli istituti di credito sono rimasti al verde non è nuovo: negli anni in cui l’economia girava hanno prestato somme importanti ai settori immobiliare ed edile, che – colpiti dalla crisi – non sono riusciti a restituire tutto. Se il salvataggio del sistema bancario (pagato coi soldi dei cittadini) dovesse fallire, il rischio è che Lubiana debba chiedere aiuti internazionali: e se gli sloveni sono stufi delle misure di austerità già approvate dal loro governo, figuriamoci come accoglierebbero i nuovi provvedimenti che Bruxelles potrebbe pretendere.

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Il primo ministro sloveno Jansa (nekdanji-pv.gov.si)

Il primo ministro sloveno Janez Jansa, 54 anni (nekdanji-pv.gov.si)

Il governo sloveno vacilla, e presto il Paese potrebbe tornare al voto. A minacciare la poltrona del primo ministro di centrodestra Jansa sono alcuni dei suoi stessi alleati, che ne vogliono le dimissioni. La Commissione statale anti-corruzione gli rinfaccia un patrimonio aumentato “inspiegabilmente” di 210mila euro e l’acquisto di un appartamento finanziato anche con fondi di provenienza poco chiara. Lui respinge le accuse e prova a resistere, mentre in piazza continuano le proteste anche contro gli scandali politici.

Janez Jansa guida il suo partito dal 1993. E’ stato primo ministro dal 2004 al 2008, ed è tornato a esserlo circa un anno fa. L’alleato che vuole più esplicitamente mandarlo a casa è Gregor Virant, che fece parte del suo primo governo e oggi è presidente del parlamento. Altri due partiti di coalizione, Popolari e Pensionati, sarebbero pronti a scaricare Jansa. Possibile che si torni alle urne, ma anche che si formi un governo tecnico, in un periodo che ricorda un po’ – almeno superficialmente – quello in cui Monti divenne capo del governo in Italia. Disoccupazione, titoli di Stato sotto pressione, instabilità politica: e crisi, che porta a ipotizzare la richiesta di aiuti internazionali, e spinge molte persone a manifestare contro chi usa le cariche pubbliche per i propri interessi personali.

Le proteste hanno iniziato a “fare notizia” nell’ultima parte del 2012, a partire dal caso di Maribor, vicino al confine austriaco, dove un caso di corruzione ha portato il sindaco alle dimissioni. In questo contesto si sono tenute le elezioni presidenziali, con l’affluenza più bassa di sempre, a prova di una sfiducia crescente nella politica. La Commissione che accusa Jansa mette nel mirino anche Zoran Jankovic, sindaco della capitale Lubiana, in una serie di scandali che ricorda – di nuovo – l’Italia. Da noi si voterà a fine febbraio. Poco dopo potrebbe toccare agli sloveni.

FONTI: Il Piccolo, Osservatorio Balcani e Caucaso

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