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Posts Tagged ‘nuhefendic’

Il libro di Pugliese cita più volte le marce per la pace Perugia-Assisi (foto CATARSI_onlus, http://bit.ly/1m88Mqa)

Il libro di Pugliese cita più volte le marce per la pace Perugia-Assisi (foto CATARSI_Onlus, http://bit.ly/1m88Mqa)

Un ritratto delle lotte pacifiste negli anni delle recenti guerre jugoslave. Carovane per Sarajevo è l’ultimo libro di Francesco Pugliese, giornalista e autore di molti altri volumi sui movimenti contro la guerra. In questo caso il racconto dell’impegno di realtà italiane si intreccia a quello dei cittadini balcanici che provarono a dare un contributo per fermare le violenze. In mezzo la descrizione di alcuni degli orrori di quel periodo, dal massacro di Srebrenica all’uso dell’uranio impoverito.

Nella prima parte del testo colpisce proprio il ricordo delle persone che si organizzarono per dire no alla guerra dal suo interno, dai Paesi che la stavano vivendo. È il caso delle “Donne in nero” di Belgrado, che iniziarono a scendere in piazza nell’ottobre 1991 e continuarono a farlo per molti mercoledì di seguito. Storie come le loro dovrebbero essere più conosciute, per rendere omaggio al coraggio di chi ne è stato protagonista e perché accendono una luce di speranza sul buio di quegli anni.

Pugliese critica con forza le mosse della comunità internazionale, che non ha evitato le stragi e ne ha causate altre. Particolarmente dura la condanna dei bombardamenti sulla Serbia del 1999, che spaccarono la sinistra italiana, al governo dopo decenni di opposizione. La seconda parte del libro è un’interessante raccolta di documenti e testimonianze, come quelle dell’inviato Rai Ennio Remondino, della nipote di Tito Svetlana Broz e della scrittrice Azra Nuhefendic.

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Faldoni della commissione internazionale per le persone scomparse (foto Julia Dowling, http://bit.ly/1jpMrk5)

Faldoni della commissione internazionale per le persone scomparse (foto Julia Dowling, http://bit.ly/1jpMrk5)

“I politici si pronunciano sulla questione solo in occasioni particolari, come la giornata mondiale degli scomparsi, il 30 agosto. Ricevono delegazioni di famigliari, li ascoltano, fanno promesse, e poi basta”. Nel 2009 la scrittrice Azra Nuhefendic parlava così del problema delle persone sparite durante le guerre jugoslave degli anni ’90. In questi giorni, proprio in occasione della giornata degli scomparsi, quattro Paesi dell’area hanno firmato una dichiarazione con cui si impegnano a continuare le ricerche. Il timore è che alle parole non segua una forte azione concreta.

I cittadini balcanici ancora “desaparecidos” sarebbero quasi 12mila, di cui due terzi in Bosnia. Che fine possono avere fatto? Molti potrebbero essere in fosse comuni, e parte di loro avrebbe subìto addirittura la “separazione” dei resti, mescolati con quelli di altre vittime e sparsi in più luoghi, sembra per nascondere meglio le tracce degli orrori commessi. Il portavoce di Amnesty International Italia dice che i ritrovamenti vanno avanti lentamente, ma qualche segno di progresso c’è. Difficile rintracciare chi è sparito, e ancora più difficile sembra perseguire i responsabili: finora nessuno è stato incriminato per le centinaia di kosovari albanesi esumati oltre 12 anni fa.

Gli Stati che hanno firmato la dichiarazione di questi giorni sono Bosnia, Croazia, Montenegro e Serbia. Nel primo Paese la guerra avrebbe fatto sparire circa 30mila persone: come se in Italia scomparissero tutti gli abitanti di comuni come Alba, Oristano o Gubbio. In casi come questi è difficile rendersi conto che dietro alle cifre ci sono persone, storie individuali, e che a ogni singolo ne erano legati decine di altri che lo conoscevano e lo piangono, e parte di loro non si dà pace. Probabilmente se percepissimo con forza la mole di dolore che nascondono i tre milioni di profughi siriani – un numero alto, ma sempre un numero – dopo faremmo fatica a pensare ad altro.

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