Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘operai’

La scritta alla Biblioteca Nazionale di Sarajevo che ricorda l'incendio del 1992

La scritta alla Biblioteca Nazionale di Sarajevo che ricorda l’incendio del 25 agosto 1992

Primavera, autunno o nessuno dei due? Cos’è cominciato in Bosnia? A Tuzla dieci giorni fa è scoppiata la protesta dopo il licenziamento di 200 operai. Nelle ore successive le manifestazioni si sono estese alle altre città principali, con un filo conduttore fatto di disoccupazione e incapacità politica. Se la sintesi si fermasse qui, farebbe pensare a un buon inizio, alla possibile alba di un cambiamento; il problema è che nelle strade c’è stata anche violenza.

Quella più simbolica è avvenuta a Sarajevo, dove un archivio storico è stato dato alle fiamme. Nella capitale 22 anni fa veniva bruciata la Biblioteca Nazionale, nel pieno della guerra che devastò l’ex Jugoslavia. Nella rabbia di questi giorni si inseriscono probabilmente gruppi ultrà o simili, ma in piazza c’è anche (e soprattutto?) dell’altro: l’indignazione di chi è senza lavoro, magari da anni, e da anni non vede arrivare dalla politica le risposte che aspetta.

Sul tasso di disoccupazione non ci sono dati certi, ma potrebbe essere del 30%, più del doppio di quello italiano. Finora la protesta non sembra avere tratti “etnici”, in un Paese – la Bosnia post-guerra – costruito su un’architettura “tripartita”, divisa tra musulmani, serbi e croati. Quell’architettura, inefficiente e troppo disegnata a tavolino, è probabilmente tra le maggiori responsabili delle sofferenze di oggi.

Di primavera bosniaca si era parlato anche l’anno scorso, quando intorno al parlamento manifestavano le mamme con i passeggini. La rivolta di questi giorni pare avere una portata maggiore, e ha già causato dimissioni politiche; il fatto che sia anche violenta preoccupa, anche e soprattutto in un Paese che vent’anni fa era teatro di atrocità di massa. Gli scenari possibili per le prossime settimane sembrano tre: un’escalation di scontri; una protesta che continua pacifica, emarginando le frange più aggressive; una diminuzione progressiva delle manifestazioni. Probabile che parlamento e governo tifino per l’ultima opzione.

Annunci

Read Full Post »

I primi due da sinistra sono l'ad Fiat Sergio Marchionne e il presidente serbo Boris Tadic: a dicembre è andato al Lingotto a chiedere il rispetto degli impegni presi da Fiat in Serbia

Da L’Unità di sabato 31 luglio, pagina delle lettere:

“A Kragujevac nel 2008 ho visto la busta paga di un operaio della Zastava disoccupato a cui veniva proposto un lavoro socialmente utile, spazzare le strade e fare un po’ di manutenzione del verde, all’incredibile cifra di 83 centesimi orari. […]. Non mi meraviglia, quindi, sapere che a Kragujevac la gente farebbe carte false per avere un posto in Fiat Serbia, il nuovo nome della Zastava. Non mi meraviglia che il governo serbo dia 300 milioni di euro alla Fiat, purché parta con la produzione; non mi meraviglia che la Banca europea dia 600 milioni, sempre alla Fiat e sempre per lo stesso motivo; non mi stupisce che il Comune di Kragujevac […] sia disponibile ad esentare per dieci anni da qualunque tributo la Fiat Serbia purché faccia partire in città la produzione automobilistica. Mi meraviglia invece che il signor Sergio Marchionne ci venga a raccontare che va in Serbia, e non sa se rimarrà in Italia, perché qui i sindacati sono poco seri e pretendono troppo. No. In Serbia Marchionne ci va perché va a fare profitti sulle disgrazie e sulle miserie degli altri: va a fare liberismo sulla pelle degli schiavi”. Firmato: Maurizio Angelini.

Kragujevac, 210 mila abitanti, dista otto ore di macchina da Belgrado: 140 km di autostrada in direzione Skopje-Salonicco

Il 30 aprile 2008 Fiat e governo serbo hanno creato una joint venture, la Fiat Automotive Serbia, che ha assorbito il settore auto del colosso Zastava. Obiettivi fissati per il 2012: 2 mila 500 dipendenti e 220 mila vetture prodotte in un anno. Per ora i dipendenti sono mille. Gli altri 1.500 che lavoravano in Zastava saranno a libro paga dello Stato fino a quando la crescita produttiva non consentirà nuove assunzioni. Ma perché Fiat va in Serbia? Perché l’ad Sergio Marchionne ha deciso di spostare la produzione della monovolume L0 da Mirafiori a Kragujevac?

Innanzitutto perché nei Balcani può dare agli operai stipendi nettamente inferiori: 400 euro contro i 1.100-1.200 di chi lavora nello stabilimento torinese. In secondo luogo, perché Belgrado garantisce il pagamento della bonifica dell’impianto, inquinato da 370 tonnellate di diossine e altri veleni a causa dei bombardamenti Nato del ’99. Inoltre, per ogni dipendente assunto, la Fiat riceverà fino a 10 mila euro di finanziamento pubblico. Infine, da qui al 2018 il Lingotto non pagherà tasse né al governo di Belgrado, né al Comune di Kragujevac.

Un modello della Yugo, la storica vettura prodotta dalla Zastava, nata nel 1853. Due anni fa Fiat ha acquisito il suo settore auto

“Eravamo, siamo e saremo la città dell’automobile. Eravamo, siamo e saremo figli della Fiat”, dice con enfasi il sindaco Veroljub Stevanovic. La sua amministrazione vuole far costruire un maxi-monumento alla Fiat: “Un’automobile su una piattaforma girevole nella seconda rotonda all’ingresso del paese”, precisa il primo cittadino. Gli abitanti di Kragujevac, quarta città della Serbia a 140 km da Belgrado, salutano ovviamente con favore l’investimento deciso da Marchionne. Nessuno pensa che il gruppo Fiat venga a fare la carità. Ma i soldi del Lingotto sono una bella boccata d’ossigeno per una città colpita a morte dalla guerra.

Boris Djoric lavorava per la Zastava fino agli anni ’90. Poi è iniziata la disoccupazione, per lui come per decine di migliaia di altre persone. “So che sono uno strumento – dice a La Repubblica – non sono uno stupido. Fiat è qui per guadagnare, non per migliorare la mia vita. Ci pagano poco, in fabbrica tra di noi ci lamentiamo. E magari tra 15 anni perderemo il lavoro a favore di una fabbrica a basso costo in Africa. Ma dopo tutto quello che ho passato non penso al domani. E mi tengo stretti i miei 400 euro”. La chiave del “successo” di Marchionne, e del dramma di Mirafiori, è tutta qui.

Read Full Post »