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Behgjet Pacolli è il nuovo capo dello Stato del Kosovo (estjournal.wordpress.com)

Behgjet Pacolli è il nuovo presidente del Kosovo. Imprenditore discusso (c’è chi lo definisce “il Berlusconi dei Balcani”), succede a Fatmir Sejdiu, dimissionario nello scorso settembre. Ma l’opposizione non ci sta. Lega democratica del Kosovo  (Ldk) e Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) hanno già fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la sua elezione.

Chi è Pacolli? Sessanta anni da compiere nel prossimo agosto, laureato in economia e commercio, ha iniziato – come Berlusconi – nel settore edile, con la società di costruzioni Mabetex, attiva soprattutto nelle ex repubbliche sovietiche. Nel 1999 è stato indagato per riciclaggio da Carla Del Ponte, futuro procuratore capo del Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia, ma la procedura si è conclusa con l’archiviazione. Sposato con Anna Oxa dal 1996 al 2002, nel 2001 ha fondato la casa discografica B & G insieme a Gianni Belleno, ex marito della cantante. Un’operazione fallimentare: nonostante si fosse assicurata artisti come Ivana Spagna e Loredana Bertè, l’etichetta ha chiuso dopo appena tre anni.

Pacolli come Berlusconi: una stretta di mano con Gheddafi (gazetatema.net)

Entrato in parlamento nel 2010 con il partito Alleanza per il nuovo Kosovo, Pacolli è diventato presidente martedì 22 febbraio. Il capo dello Stato viene eletto dal parlamento, che ha tre tentativi disponibili per trovare un accordo. Se alla terza votazione nessun candidato vince, l’assemblea viene sciolta e si torna alle urne. Una possibilità che sembrava molto concreta martedì, dopo che i primi due turni si erano conclusi con una fumata nera. E’ stato allora che il primo ministro Hashim Thaci ha chiesto una pausa delle consultazioni. Finito il break si è votato di nuovo, e Pacolli ha ottenuto la maggioranza.

Lo “stop” chiesto da Thaci non è piaciuto a Aak e Ldk, il partito di Ibrahim Rugova, il primo presidente del Kosovo, morto cinque anni fa. L’opposizione ha gridato allo strappo costituzionale, mentre il nuovo capo dello Stato ha trovato una buona accoglienza da parte della Serbia. “Siamo pronti a sedersi al tavolo con chiunque sia eletto”, ha fatto sapere il governo di Boris Tadic, che da alcuni mesi ha teso una mano a Pristina per avviare un dialogo. La Serbia non accetta ancora l’indipendenza del Kosovo, né dà l’impressione di volerlo fare a breve: è disposta, però, a trattare con le istituzioni dell’ex provincia ribelle. E da martedì ha un nuovo interlocutore con cui parlare.

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Un manifestante kosovaro sventola una bandiera albanese

Migliaia di agenti di polizia mobilitati, quasi nessun incidente. Gli osservatori internazionali giudicano positivamente le prime elezioni del Kosovo indipendente. Alle comunali di novembre ha votato il 45% dei cittadini chiamati alle urne: tre punti percentuali in più rispetto alle amministrative del 2006. Tutto si è svolto senza bisogno di coinvolgere direttamente l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Gli episodi di violenza, che si temevano dopo l’invito del governo serbo e della Chiesa ortodossa a disertare le urne, sono stati pochi e di scarsa gravità. I 13 mila soldati della Nato ancora presenti nel Paese sono rimasti nelle caserme.

“Il Kosovo è una parte integrante della Serbia e sempre lo sarà”. Vuk Jeremic, ministro degli Esteri di Belgrado, non aveva smorzato i toni alla vigilia del voto. L’indipendenza della provincia a maggioranza albanese, proclamata unilateralmente dal governo di Pristina nel febbraio 2008, non è mai stata accettata dalle autorità serbe. Al momento i Paesi membri dell’Onu che hanno riconosciuto il nuovo stato sono 63, Italia compresa. Nei prossimi mesi la Corte Internazionale di Giustizia dovrà pronunciarsi sulla legalità della secessione kosovara. La decisione che arriverà da L’Aja non sarà vincolante, ma orienterà le scelte di quei governi che ancora non hanno accettato lo strappo di Pristina.

Il primo ministro kosovaro Thaci insieme a George W. Bush

Dalle urne esce vincitore il Partito democratico del Kosovo del primo ministro Hashim Thaci, che al primo turno si assicura 5 comuni su 36 e conduce in altri 13 in attesa dei risultati del ballottaggio  del 13 dicembre. L’opposizione di Ramush Haradinaj (destinatario di uno dei pochi tentativi di attentato: gli artificieri Nato hanno disinnescato una bomba nel suo ufficio) si conferma leader in quattro municipalità minori, mentre non sfonda il miliardario Behgjet Pacolli, il “Berlusconi kosovaro”, conosciuto in Italia per essere stato il marito di Anna Oxa.

Dal 1999, anno in cui terminò la guerra del Kosovo, i serbi che abitano nella provincia – oggi 120 mila – non hanno mai voluto partecipare alle votazioni. Stavolta, invece, alcune migliaia di loro si sono recati alle urne. Qualcuno si è addirittura candidato. “Non si può lasciare tutto agli albanesi”, dice Momcilo Trajkovic, aspirante sindaco. La larghissima maggioranza dei serbi si rifiuta ancora di votare, ma il sabotaggio non è più visto come l’unico strumento di protesta. Una piccola vittoria per le neonate istituzioni kosovare.

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