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Una moschea in Kosovo (foto gardnergp, http://bit.ly/1kuY8rA)

Una moschea in Kosovo (foto gardnergp, http://bit.ly/1kuY8rA)

Tra pochi giorni il Kosovo vota per le elezioni politiche. Paradossalmente l’attenzione internazionale sembrava maggiore alle ultime amministrative, perché erano la prima consultazione dopo l’accordo europeo Pristina-Belgrado. Domenica si andrà alle urne per lo scioglimento anticipato del parlamento, e molti occhi restano puntati sulla minoranza serba.

I cittadini che ne fanno parte dovrebbero andare a votare, senza grosse operazioni di boicottaggio. Se sarà così, sarà una conferma del miglioramento del clima tra Serbia e Kosovo, di cui la prima però continua a non riconoscere l’indipendenza. Il ministro degli Esteri di Belgrado accusa Pristina di abusare dell’intesa raggiunta l’anno scorso a Bruxelles, parlando di mancato rispetto della promessa di unire i comuni serbi della regione in una comunità autonoma. Schermaglie diplomatiche o problemi di sostanza destinati a riaccendere lo scontro?

Il politico serbo-kosovaro Slobodan Petrovic dice che se l’affluenza sarà alta, la coalizione dei maggiori partiti che rappresentano la minoranza potrebbe conquistare 20 seggi su 120. Una compagine capace di creare problemi alla nuova maggioranza. Il motivo (o il pretesto) che ha spinto quella uscente a mollare è l’incapacità di approvare la costituzione di un esercito regolare, ancora assente a oltre sei anni dalla dichiarazione d’indipendenza. Gli ultimi atti della legislatura appena finita sono stati l’ok al proseguimento della missione europea in Kosovo e l’istituzione di un tribunale speciale su crimini di guerra e traffico d’organi.

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Per questo film Sasa Petrovic (al centro) ha vinto il premio come miglior attore al Sarajevo Film Festival 2007

E’ difficile essere buoni a Sarajevo. E’ difficile essere buoni in una società che aspira al progresso, ma spesso vive di piccole e grandi illegalità. E’ difficile essere buoni (2007) è il titolo di un bel film di Srdan Vuletic, che racconta la Bosnia di oggi attraverso la storia di una persona in difficoltà, ma decisa a riscattare la propria condizione. La stessa situazione in cui si trova il Paese balcanico.

Fudo (un convincente Sasa Petrovic, già visto in No man’s land) fa il tassista, ma arrotonda con lavoretti disonesti. I guai in cui si caccia lo allontanano dal figlio piccolo e dalla moglie, che se ne va di casa quando una gang di criminali distrugge il taxi del marito. E’ allora che il protagonista decide di cambiare vita: diventerà buono, dedicandosi onestamente al lavoro e alla famiglia. Ma voltare pagina non è facile.

I “vecchi amici” non gradiscono la trasformazione di Fudo e lo ostacolano in ogni modo, cercando di riportarlo sulla cattiva strada. Per ogni tentativo che fa di comportarsi correttamente, su di lui si abbatte una serie di sventure ancora peggiori di quelle che lo tormentavano prima. Perfino la moglie, a un certo punto, sembra tradirlo. Lui però non si perde d’animo. La domanda che ci si fa per tutto il film è: vale la pena provarci? Fudo scoprirà che non sempre la risposta è legata ai risultati delle proprie azioni.

Il regista Srdan Vuletic. La sua carriera è iniziata dal teatro: prima della guerra ha diretto Pirandello, Ionesco e Buchner

Srdan Vuletic ha 39 anni. E’ nato a Bijeljina, nel nord-est della Bosnia, vicino al confine con Serbia e Croazia. Oggi è uno dei registi più interessanti del cinema balcanico. Il suo Estate nella valle dorata (2003) ha vinto diversi premi internazionali. E’ difficile essere buoni ha trovato poco spazio all’estero, dove Kusturica e Tanovic restano gli unici nomi conosciuti dal grande pubblico. Eppure il film di Vuletic è efficace, piacevole, “europeo” nella forma e nei contenuti. Le peripezie di Fudo sono le stesse che sta vivendo il suo Paese, in cerca di fortuna dopo le sofferenze del passato. Non sappiamo se questi sforzi andranno a buon fine. Ma senz’altro meritano di essere raccontati.

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