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Posts Tagged ‘servizi segreti’

Il leader dell'opposizione macedone Zoran Zaev (foto FOSIM, http://bit.ly/1jpMrk5)

Il leader dell’opposizione macedone Zoran Zaev (foto FOSIM, http://bit.ly/1jpMrk5)

L’Unione europea chiede un’indagine indipendente sullo scontro istituzionale in corso in Macedonia. Il primo ministro Nikola Gruevski ha accusato il leader dei socialdemocratici Zoran Zaev di spionaggio e minacce a funzionari del governo. Il numero uno dell’opposizione ha dovuto consegnare il passaporto. Nei mesi scorsi aveva annunciato la diffusione di documenti compromettenti che avrebbero costretto chi guida il paese a dimettersi.

Secondo Gruevski, Zaev avrebbe ammesso di aver ottenuto queste notizie riservate da servizi segreti stranieri. Il politico di centrosinistra sarebbe accusato di voler arrivare a un colpo di stato, dopo le elezioni che l’hanno scorso hanno segnato la vittoria della destra sia alle presidenziali che alle legislative. La minoranza ha denunciato brogli, ma le proteste non hanno impedito a Gruevski di iniziare il suo quarto mandato da capo del governo. Si dice che Zaev fosse pronto a rendere pubbliche le prove dello spionaggio illegale di migliaia di cittadini. Il leader dell’opposizione è accusato di complotto insieme ad altre tre persone, tra cui l’ex capo dei servizi segreti.

Nei mesi scorsi il paese è stato scosso da manifestazioni anti-governative guidate dagli studenti. In autunno la commissione europea ha parlato di aumento del controllo politico sui media e di calo della fiducia popolare nelle istituzioni. Qualche mese prima l’ong statunitense Freedom House aveva declassato la democrazia macedone da “semi-consolidata” a “di transizione o regime ibrido”. Un quadro preoccupante a maggior ragione per un paese candidato a entrare nella Ue.

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Il massacratore Ratko Mladic. Gli Stati Uniti offrono una taglia di 5 milioni di dollari per la sua cattura

“E’ morto”. “No, è vivo e fa il professore in una delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica”. “Macchè: si trova ancora in Serbia”. Una sola cosa è certa: Ratko Mladic continua a essere latitante. Ricercato dal Tribunale penale internazionale (Tpi) per l’ex Jugoslavia, è accusato per la strage di Srebrenica, l’enclave bosniaca dove nel luglio 1995 vennero sterminati 8 mila musulmani. Nei giorni scorsi la sua famiglia ha chiesto che venga dichiarato morto: la moglie Bosa vuole mettere le mani sulle sue proprietà e sulla sua pensione da generale. Ma poche ore dopo, da Belgrado è arrivata una rivelazione clamorosa.

“Mladic è vivo, sta bene e lavora come docente in una Accademia militare di uno Stato dell’ex Urss”. Parola di Ratko Vucetic: alla testata serba Kurir, che lo definisce “uno dei protettori” del massacratore, ha confidato che quest’ultimo “da cinque anni insegna Armamenti nucleari. Nel Paese lo sanno tutti, ma nessuno può fare nulla, perché a proteggerlo ci sono i servizi segreti francesi”. Di sicuro Mladic non sembrava morto nel video diffuso un anno fa da una tv bosniaca, che lo datava al 2008: il generale rideva e ballava a una festa di battesimo. Per Carla Dal Ponte, ex procuratore capo del Tpi, il ricercato non si sarebbe mai mosso dalla Serbia. E il suo successore Serge Brammertz sembra pensarla allo stesso modo.

“I familiari di Mladic sanno benissimo che è vivo. Non risponderemo nemmeno a questa presa in giro”, dice Rasim Ljajic, responsabile serbo dei rapporti col Tpi. “A prescindere da qualunque evoluzione, la ricerca del latitante continuerà”, gli fa eco il primo ministro Mirko Cvetkovic. Non stupisce che il governo di Belgrado si affretti a rassicurare la comunità internazionale: la cattura di Mladic è praticamente l’ultimo ostacolo sulla strada che porta all’ingresso nell’Unione europea.

Mladic nel 1995 con la moglie, che oggi lo vuole ufficialmente morto per accedere alle sue proprietà e alla sua pensione

Nel frattempo l’altro boia di Srebrenica, l’ex leader dei serbi di Bosnia Radovan Karadzic, sta venendo processato a L’Aja. Il tribunale ha rigettato la sua richiesta di interrompere le udienze per un mese per analizzare i diari del sodale Mladic, sequestrati a febbraio dalle autorità di Belgrado proprio a casa della moglie del generale. Karadzic vuole rallentare il più possibile il procedimento, consapevole che il mandato dei giudici internazionali scadrà all’inizio del 2012. Se i magistrati vogliono arrivare a un verdetto dovranno agire in fretta. E lo stesso dovrà fare la Serbia per trovare Mladic. Vivo o morto che sia.

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Sarebbero mille i trafficanti balcanici sparsi tra Europa e Sudamerica

Milano, 26 febbraio 2008. I poliziotti della Squadra Mobile trovano 90 chili di cocaina in una casa di via Washington. Padova, 22 giugno 2009. I carabinieri fermano un tir che trasporta 420 chili di coca. Livorno, 5 settembre 2009. Nel parcheggio di un supermercato viene perquisita un’auto con dentro 14 chili di cocaina. I tre sequestri hanno un denominatore comune: coinvolgono tutti persone provenienti dall’ex Jugoslavia.

La mafia balcanica è la nuova potenza nel traffico di coca tra Europa e Sudamerica. Serbi, sloveni, montenegrini fanno da intermediari tra i “fornitori” colombiani, uruguayani e argentini e i compratori del vecchio continente. Servendosi dei trafficanti slavi, gli acquirenti europei evitano di versare anticipi ai produttori sudamericani e di rischiare di perdere la merce durante il trasporto. La droga può fare scalo in Africa oppure arrivare direttamente nei Balcani, per poi essere venduta alla criminalità organizzata italiana, austriaca, tedesca, spagnola, inglese.

Un sequestro di cocaina da parte dei carabinieri

Dragan Gacesa, capo della cellula milanese di via Washington, è stato arrestato nello scorso gennaio in Toscana. A Tirrenia, in provincia di Pisa, si trova il “deposito” in cui era stoccata buona parte della coca: una villetta sul mare. I carabinieri hanno sequestrato 530 chili di droga alla banda criminale, che vendeva solo all’ingrosso e aveva posizionato i suoi magazzini vicino ai porti di arrivo dei carichi (Livorno, La Spezia), ma lontano dai luoghi di vendita. Una strategia che probabilmente viene adottata da molti altri in Italia e in Europa.

I trafficanti balcanici spesso hanno un passato nei servizi segreti o nei gruppi paramilitari che agivano durante la guerra, come le Tigri di Arkan. La disciplina che si danno è da soldati professionisti: durante il “lavoro” non consumano droga, non bevono, non frequentano donne. La loro storia è stata raccontata sul Corriere della Sera da Gianni Santucci. I loro crimini sembrano destinati a riempire sempre di più le pagine dei giornali.

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