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Posts Tagged ‘socialdemocratici’

Štefan Füle è commissario europeo per l'Allargamento dal 2010 (tap.info.tn)

Štefan Füle, commissario Ue per l’Allargamento. Ha lavorato anche all’Onu e alla Nato (tap.info.tn)

Stavolta l’Europa è intervenuta in ex Jugoslavia con successo. Grazie alla mediazione di Bruxelles l’opposizione socialdemocratica macedone è tornata in parlamento, dopo due mesi in cui era rimasta fuori per protesta. Nel mirino la finanziaria approvata a dicembre, e il metodo con cui il governo l’aveva fatta passare. I contestatori dicono di aver accettato di rientrare in aula perché hanno ottenuto garanzie che si andrà al voto anticipato: il partito di maggioranza, però, nega che sia stata fissata una data.

L’uomo che ha sbloccato la situazione è Štefan Füle. Commissario europeo per l’Allargamento dal 2010, viene da un Paese ex comunista, come la Macedonia: la Repubblica Ceca. L’estensione dell’Unione è un tema molto caldo per i Balcani, tra gli Stati in via di adesione (Croazia), quelli candidati (Macedonia, Montenegro, Serbia) e i candidati potenziali (Albania, Bosnia e Kosovo). Skopje ha ottenuto lo status di candidata potenziale nel 2003, e quello di candidata nel 2005: in questi otto anni non è riuscita a fare il salto successivo, quello che invece ha fatto Zagabria, e che è l’ultimo passo prima dell’ingresso ufficiale.

L’ammorbidimento del braccio di ferro tra governo e opposizione fa piacere e Bruxelles, che ha convinto i socialdemocratici anche a non boicottare le amministrative del 24 marzo, come avevano minacciato di fare se non fossero state accorpate alle politiche. Alla fine si andrà davvero al voto anticipato? Un primo segnale potrebbe arrivare proprio dalle elezioni locali. Se i socialdemocratici otterranno un buon risultato, potranno pretendere di andare alle urne anche a livello nazionale con maggior forza. Altrimenti il rischio è che la loro protesta perda peso. Per la gioia del governo di centrodestra.

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Migliaia di persone in piazza contro il governo davanti al parlamento macedone (Osservatorio Italiano)

In Macedonia il 2012 si è chiuso in modo molto turbolento. L’opposizione è scesa in piazza contro la finanziaria approvata dal parlamento, e contro il modo in cui ha ricevuto l’ok: il governo di centrodestra avrebbe violato la legge per far passare il testo nonostante l’ostruzionismo degli avversari. Nella capitale Skopje ci sono stati scontri con almeno 17 feriti, tra cui 11 poliziotti e due deputati. L’anno appena iniziato non promette nulla di buono: il governo prevede di chiedere alla Banca mondiale un prestito di almeno 250 milioni, e i socialdemocratici parlano di “scenario greco” per il Paese.

La situazione macedone è spiegata bene, e in dettaglio, da Davide Denti su “East Journal”. Proviamo a riassumerla. Nel 2012 Skopje ha ricevuto 700 milioni in prestito e ha aumentato il suo debito pubblico. Ora chiede altri soldi, che secondo i critici finanzierebbero spese inutili, come i 200 milioni contenuti nel bilancio per costruire monumenti grandiosi e comprare auto e mobili nuovi. I socialdemocratici volevano il taglio di questa somma e avevano bloccato la finanziaria nelle commissioni parlamentari, presentando centinaia di emendamenti. Il governo ha preparato una nuova bozza, molto simile a quella ferma in commissione, e il 23 dicembre l’ha inviata direttamente in aula, dove è stata approvata il giorno dopo.

La forzatura ha scatenato proteste dentro e fuori il parlamento. I giornalisti e alcuni deputati dell’opposizione sono stati espulsi dall’aula. Nelle strade della capitale ci sono state due manifestazioni contrapposte: da una parte chi contesta il governo, dall’altra chi lo sostiene, con lanci di pietre, uova, mele e pomodori tra i due gruppi. Il leader dei socialdemocratici ha definito il capo del governo Gruevski “il Milosevic macedone”, e ha detto che il parlamento, di fatto, non esiste più. Gruevski è al potere da sei anni, e l’opposizione minaccia di rovesciarlo a suon di cortei, come successe al dittatore serbo. La Macedonia scende in piazza, più a nord fa lo stesso la Slovenia. E le poltrone dei potenti balcanici sembrano sempre più fragili.

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