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Stefan Füle, commissario europeo per l'Allargamento (inserbia.info)

Stefan Füle, commissario a Bruxelles per l’Allargamento e la Politica europea di vicinato (inserbia.info)

Serbia e Montenegro avanzano verso l’Unione europea. La Bosnia molto meno. La Macedonia resta in stallo. Si possono sintetizzare così – per quanto riguarda i Paesi ex jugoslavi – i rapporti sull’allargamento della Ue pubblicati pochi giorni fa dalla Commissione. Bruxelles ne ha steso uno anche per il Kosovo, che però sembra più interlocutorio, dato lo status tuttora indefinito della regione di Pristina, che è comunque considerata “potenziale candidata” a entrare nell’Unione, esattamente come Sarajevo. Hanno già fatto più strada invece Belgrado, Podgorica e Skopje, classificate come “candidate”.

Serbia. La Commissione scrive che “soddisfa a sufficienza i criteri politici” necessari. Sottolinea che è fondamentale continuare il dialogo col Kosovo, la riforma della giustizia, la lotta alla corruzione e difendere libertà dei media, minoranze e ambiente. Tutti ambiti in cui Belgrado ha dei problemi, ma i negoziati con Pristina avviati ad aprile sembrano aver messo in discesa la strada verso Bruxelles.

Montenegro. Il rapporto parla di “ulteriori progressi” compiuti nella costruzione di un’economia di mercato funzionante, e riconosce che i criteri politici richiesti dalla Ue sono rispettati. I temi principali su cui la Commissione si aspetta miglioramenti sembrano essere il crimine organizzato e la corruzione “di alto livello”, in un Paese dominato da decenni dalla stessa classe politica, incarnata dall’attuale primo ministro Djukanovic.

Macedonia. Bruxelles ricorda che è candidata dal 2005, e soddisfa i criteri politici necessari. Poi raccomanda “per il quinto anno di fila” l’avvio dei negoziati di adesione. A bloccarli sarebbero soprattutto le dispute in corso con Grecia e Bulgaria: nel primo caso c’entra il nome (Macedonia è anche quello di una regione ellenica), nel secondo la lingua (Sofia sostiene che quello parlato a Skopke è solo un dialetto bulgaro).

Bosnia. Dal rapporto pare trapelare irritazione. Si inizia dicendo che Sarajevo ha fatto progressi “molto limitati” verso il rispetto dei criteri politici necessari. Si aggiunge che i politici locali continuano a non avere una visione condivisa del futuro del Paese, e a non applicare la sentenza europea Sejdic-Finci, che riguarda la discriminazione dei cittadini su base etnica. Infine si denuncia l’assenza di coordinamento tra i vari livelli di governo, per quanto riguarda i temi legati alla Ue. Bruxelles resta lontana, almeno per ora.

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Il calciatore Dimitar Berbatov con la maglia della Bulgaria. Ma qualcuno vorrebbe mettergli quella della Macedonia... (Daily Mail)

Dimitar Berbatov con la maglia della Bulgaria. Ma c’è chi lo vorrebbe con quella macedone… (Daily Mail)

Dimitar Berbatov non è il calciatore più affidabile che si conosca. L’estate scorsa era in volo per la Toscana, dove avrebbe dovuto firmare per la Fiorentina, ma durante il viaggio lo raggiunse un’offerta della Juventus. Risultato: non arrivò mai a Firenze, e alla fine passò alla squadra inglese del Fulham. Nei giorni scorsi è stato protagonista di un’altra giravolta, ma stavolta non ha colpe: a farlo “diventare” macedone, da bulgaro qual è, è stato il sito di una tv privata di Skopje. Che ha fatto infuriare i vicini di Sofia.

“Giocatore della nazionale bulgara, nato nella città di Blagoevgrad, in patria Berbatov è conosciuto come il Macedone”. Questa frase, pubblicata sul sito della tv, è stata ripresa da diverse testate bulgare. “Il soprannome attribuito al calciatore è sconosciuto a chiunque nel nostro Paese”, ha scritto il quotidiano Standart, che ha definito “sfacciati” i vicini macedoni. Il sito della tv di Skopje avrebbe anche evidenziato l’esistenza di una pagina Facebook chiamata “Dimitar Berbatov, il miglior calciatore macedone”, irritando ancora di più i giornalisti di Sofia.

Per stare ai fatti, possiamo dire che effettivamente Wikipedia dà Blagoevgrad come città natale di Berbatov, e che tale città si trova in Bulgaria. Non conosciamo i rapporti storici tra i due popoli, ma sospettiamo che ci sia una certa rivalità, dato che lo Standart rilancia subito con un’altra notizia: alcuni archeologi macedoni sosterrebbero che Gesù non è nato a Betlemme, ma a Bethlehemo, un villaggio del loro Paese. I cronisti di Sofia titolano “Skopje ruba Gesù e Berbatov”. Difficile dire se siano più arrabbiati o divertiti.

FONTI: Standartnews.com, Novinite.com

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