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Mélanie Laurent, 27 anni, ha esordito in "Un pont entre deux rives" (1999) di Gerard Depardieu

Prendi un gruppo di semi-barboni russi, gitani ed ebrei emarginati dal regime sovietico. Portali a suonare Ciajkovskij a Parigi, nel prestigioso Théâtre du Châtelet. Condisci il tutto con un’insolita storia “sentimentale” tra una violinista di successo e un ex grande direttore d’orchestra: il risultato è Il concerto, l’ultimo coinvolgente film di Radu Mihaileanu. A differenza di Train de vie (1998), a firmare la colonna sonora non è Goran Bregovic, ma un bravissimo Armand Amar: la pellicola ha già vinto il premio César 2010 per le migliori musiche e il miglior sonoro.

La storia inizia a Mosca, ai tempi di Leonid Breznev. Andrei Filipov (un convincente Aleksei Guskov) dirige i musicisti del Teatro Bolshoi. Quando si rifiuta di liberarsi dei suonatori ebrei, viene cacciato insieme ai suoi strumentisti. Trent’anni dopo, Andrei lavora ancora al Bolshoi, ma come uomo delle pulizie. Una sera trova casualmente un fax indirizzato alla direzione: è lo Châtelet, che invita l’orchestra ufficiale a suonare a Parigi. Il malinconico protagonista, ancora segnato dall’umiliazione del licenziamento, ha allora un’idea folle: riunire i suoi vecchi sodali e portarli in Francia, spacciandoli per gli orchestrali del Bolshoi. A spingerlo sono l’amore per la musica e la voglia di riscatto, ma anche il desiderio di incontrare la giovane stella del violino Anne-Marie Jacquet (Mélanie Laurent, famosa da Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino). Semplice attrazione fisica? O forse tra i due c’è un legame più profondo, nato proprio trent’anni prima, in occasione della “censura” sovietica? Mihaileanu ci svela la verità lentamente, suggerendoci con parsimonia ciò che il passato nasconde: e in questo sta la vera bellezza del film, che incuriosisce e appassiona grazie a una trama brillante e a personaggi molto ben assortiti.

Nel film c'è anche una piccola parte per Lionel Abelanski, lo Shlomo di "Train de vie"

“Se il violino non suona bene, l’orchestra va per conto suo e viceversa: i due elementi sono indissociabili”. Mihaileanu riassume così l’essenza della vicenda: credere in qualcosa, e crederci insieme ad altre persone, è il modo migliore per vivere con umanità. Come le altre opere del regista rumeno, anche questa fa sorridere ed emozionare: alcune scene di “pazzia” gitana sono degne del miglior Kusturica. “L’umorismo che preferisco è quello in reazione al dolore e alle difficoltà” dice Mihaileanu. “Per me, l’ironia è un’arma giocosa e intelligente, una ginnastica della mente, contro la barbarie e la morte, un modo per spezzare la tragedia che ne è la sorella gemella”. Il sogno della sgangherata compagnia di Filipov, che vuole portare a termine “il” concerto interrotto dalla dittatura, è animato dalla forza e dalla passione di chi non si arrende alla sofferenza: la stessa energia vitale che ha permesso all’ex Jugoslavia di sopravvivere con dignità agli orrori degli anni ’90.

Leggi anche: “Train de vie”, la poesia che sopravvive alla Shoah

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Stevan Jovetic, 20 anni, nel 2009 è stato eletto calciatore montenegrino dell'anno

Firenze, 31 agosto 2008, stadio Artemio Franchi. Un gol di Nedved sta fruttando alla Juventus un prezioso successo in trasferta contro la Fiorentina. Dalla panchina dei viola si alza Stevan Jovetic: al 9’ minuto del secondo tempo fa il suo esordio in serie A. Il suo ingresso porta scompiglio nella difesa bianconera, che a un minuto dalla fine subisce il pareggio dei padroni di casa. E’ il debutto italiano per il talento montenegrino, nuova stella del calcio europeo dopo le recenti imprese in Champions League.

La strada per il ragazzo di Podgorica, in realtà, comincia tutt’altro che in discesa. Stevan arriva dal Partizan Belgrado, dove nell’ultimo anno ha segnato 19 gol in 33 partite. Ha solo 18 anni. I primi mesi fiorentini sono difficili: Jo-Jo corre, si batte, fa intravedere lampi di classe ma non riesce ad esprimersi come vorrebbe. Da lui ci si aspettano colpi ad effetto e passaggi illuminanti, non la generosità di un mediano. Eppure nel suo girone di andata c’è poco da salvare. Un palo con l’Atalanta, tanta panchina dietro ad Adrian Mutu. Qualcuno inizia a pensare che gli 8 milioni pagati dalla Fiorentina per acquistarlo siano troppi. Jovetic lavora e aspetta di poter dimostrare il contrario.

Le prime soddisfazioni arrivano in primavera. Il 5 aprile 2009 Stevan segna su rigore a Bergamo. Il 10 maggio realizza un bel gol da fuori area a Catania. Due guizzi che non bastano a far infiammare l’ambiente viola, ma che servono a rendere il suo campionato un pò meno anonimo. L’esplosione avviene all’avvio della stagione successiva. La squadra di Prandelli si gioca l’accesso alla Champions League contro lo Sporting Lisbona. Ancora una volta è agosto, ancora una volta la Fiorentina sta perdendo 1-0 all’Artemio Franchi. Jo-Jo entra e infila il portiere avversario con un tiro secco e preciso. E’ il 9’ minuto del secondo tempo. Il suo gol, dopo il 2-2 dell’andata, regala la qualificazione ai gigliati.

Stevan ai tempi del Partizan Belgrado. In Nazionale ha già collezionato 8 gare e 5 gol

“Jovetic mi ricorda Johan Cruijff”. Dejan Savicevic, mostro sacro del calcio montenegrino, consacra così quello che da molti è stato già definito il suo erede. Lui non si spaventa e ripaga con gli interessi. Il 29 settembre c’è Fiorentina-Liverpool: è la serata che lo fa conoscere all’Europa. Stevan segna i due gol che permettono ai viola di ottenere una clamorosa vittoria. Il numero 8 gigliato libera tutto il suo estro anche in campionato: Palermo, Livorno, Sampdoria cadono trafitte dalle sue reti. Il 28 gennaio 2010 Mutu viene trovato positivo all’antidoping. Una brutta tegola per Prandelli, una bella occasione per Jovetic, che di colpo diventa titolare fisso. Segna ancora a Cagliari, poi arrivano gli ottavi di Champions League. All’andata i gigliati perdono 2-1 in casa del Bayern Monaco. Il 9 marzo i tedeschi arrivano all’Artemio Franchi.

Poteva essere la serata più bella. Un fenomeno chiamato Arjen Robben lo impedisce. L’ala olandese realizza la rete che condanna i viola all’eliminazione. Prima, però, c’è lo show di Jo-Jo. Di nuovo una doppietta, su due assist di Gilardino. Un gol di destro, uno di sinistro. Firenze si infuria per l’uscita dalla coppa, ma si esalta per le giocate del suo nuovo idolo. La storia continua: quattro giorni dopo, Stevan segna ancora a Napoli. Forse Jovetic non diventerà Cruijff. Di sicuro il ragazzo prodigio del calcio balcanico è già ben più di una promessa.

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