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Il primo ministro croato Zoran Milanovic (b92.net)

Il primo ministro croato Zoran Milanovic (b92.net)

L’ingresso nella Ue porterà sicuramente benefici alla Croazia. Per ora, però, sembrano più evidenti le conseguenze negative. Da una parte tagli alla sanità, per evitare una procedura di infrazione sui conti da parte di Bruxelles; dall’altra una procedura già avviata in sede europea su un’altra questione, quella del mandato di arresto internazionale. Appena entrata, Zagabria rischia di essere subito “osservata speciale”.

Ieri mattina nel Paese è iniziato uno sciopero dei dipendenti pubblici della sanità. A giugno il governo ha imposto un contratto collettivo che ha tagliato i fondi per gli straordinari e i turni notturni. In questo modo stima di risparmiare 110 milioni. Secondo i sindacati alla mobilitazione ha aderito il 70% di medici e infermieri. Il deficit croato per quest’anno era stato programmato al 3,1% del pil, ma è già sopra, e il governo ha annunciato una nuova manovra per evitare sanzioni dalla Ue.

Sempre ieri la Commissione europea ha attivato una procedura contro Zagabria sul tema del mandato d’arresto. La Croazia ha cambiato le norme in materia tre giorni prima di aderire all’Unione, ed è stata rimbrottata dal commissario alla Giustizia Reding. Risposta: disponibilità a fare marcia indietro, ma non prima del prossimo luglio. La questione sarà sottoposta agli altri Stati membri, che in 10 giorni dovranno pronunciarsi sulla proposta di avviare un monitoraggio più stringente sul 28° Stato della Ue. A rischio anche i fondi europei nei settori giustizia e affari interni.

FONTE: Ansa

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Un manifesto turistico che pubblicizza la Polonia ironizzando sui timori di un'invasione di lavoratori dell'est nell'Europa occidentale (alessiagizzi.wordpress.com)

“Io resto in Polonia. Venite numerosi/e…”(alessiagizzi.wordpress.com)

Una volta lo spauracchio era l’idraulico polacco. Era il simbolo della temuta invasione di lavoratori dall’est all’ovest dell’Europa, che si sarebbero fatti pagare meno e avrebbero “ucciso” i colleghi dei Paesi occidentali. Oggi il nordest italiano teme i transfrontalieri croati: il 1° luglio Zagabria entra nell’Unione, e il presidente veneto (leghista) Zaia paventa l’arrivo di orde in cerca di occupazione.

Verrebbe da chiedersi quale lavoro potrebbero sperare di trovare i croati nell’Italia in crisi, e forse se l’è domandato una collega e vicina di Zaia, la neo-presidente friulana Serracchiani: le sue paure sono opposte, perché teme che le aziende della regione siano più invogliate a delocalizzare nei Balcani. Il futuro dirà con certezza chi ha ragione: di certo al momento sono circa 15mila i lavoratori che ogni giorno entrano nel nostro Paese dalla Slovenia e dalla Croazia.

Per evitare che aumentino, il presidente veneto parla di “contingentamento della forza lavoro”, e cioè di vincoli alla libertà di circolazione della manodopera per salvaguardare gli italiani. “Non fatelo, vi garantiamo che Zagabria sta facendo di tutto per trattenere i suoi lavoratori”, hanno detto stamattina due dirigenti sindacali croati in una manifestazione al confine italo-sloveno, rassicurando sul fatto che non ci sarà nessuna invasione.

C’è chi ha paura degli stranieri in arrivo, chi ha paura degli (imprenditori) italiani in partenza, e chi non sembra aver paura per niente: oggi alla frontiera c’erano anche Cgil, Cisl e Uil, che hanno stappato spumante per festeggiare l’ingresso della Croazia nell’Unione. La loro richiesta: regolarizzare i transfrontalieri attualmente assunti in nero. In attesa di decidere su eventuali norme per limitare ingressi o uscite, meglio far rispettare le leggi che ci sono già.

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